La facilità di rubare un menhir

Massimiliano Cesari |  | Supersano (LE)

Il 2015 non si è chiuso bene per la provincia di Lecce, registrando diversi furti di menhir, i monoliti preistorici verticali che con i dolmen (sviluppati  orizzontalmente), caratterizzano il paesaggio del Salento. Un patrimonio difficile da tutelare, spesso collocato in aree private e nascoste, che già in passato ha subito un notevole depauperamento.

Il primo a essere espiantato dal terreno è stato il menhir di Surbo, vicino alla chiesetta medievale della Madonna d’Aurio (XIII secolo). Subito dopo è toccato al menhir «Anfiano», dal nome della località compresa tra Cannole e Giurdignano: un’area nota come il «giardino megalitico d’Italia» per la forte concentrazione di tali monumenti preistorici (ben 25), e che rende simile questa zona del Salento estremo ai siti megalitici più noti di Carnac in Bretagna (Francia).

L’ultimo furto risale al 28 novembre scorso: si tratta del monolite denominato Sombrino
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