La Cultura sarà ricca ma dovrà spendere bene

Partendo dall’analisi del «caso» Parma Capitale della Cultura, il Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha stilato linee guida che consentano di impiegare al meglio i 6,68 miliardi di euro destinati al rilancio di Turismo e Cultura

Piazza Duomo a Parma
Michela Moro |

«Cultura e sostenibilità: verso modelli omogenei di misurazione e valutazione degli investimenti» è il titolo di un interessante documento del Nuvv, Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che sarà presentato ufficialmente nel febbraio 2022.

Considerando che per i prossimi anni agli investimenti in Cultura sono destinate risorse finanziarie senza precedenti, anche a fondo perduto, ma di cui bisognerà rendere conto, questo dossier rappresenta il punto di riferimento reale di valutazione dell’impatto e dei ritorni degli investimenti in cultura realizzati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza 2021-2026 (Pnrr), la manovra economico-finanziario per il 2022 (Legge di Bilancio) e l’imminente programmazione delle risorse europee e nazionali per la coesione per il periodo 2021-27.

Come illustra il documento, il Pnrr destina complessivamente a Turismo e Cultura 6,68 miliardi di euro, ponendo i relativi investimenti in sinergia con altre priorità strategiche del Paese incluse nello stesso Piano. L’obiettivo è rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’immagine e “brand” del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale (il solo turismo rappresenta circa il 12 per cento del Pil).

Gli investimenti identificati nel Pnrr toccheranno tutte le anime del territorio: riguarderanno quindi i siti culturali delle grandi aree metropolitane, facendo della partecipazione culturale un’importante leva di inclusione e rigenerazione sociale, ma anche i piccoli centri (i «borghi») e le aree rurali, per favorire la nascita di nuove esperienze turistico-culturali, bilanciare i flussi turistici in modo sostenibile (evitando quindi l’indesiderabile overtourism), sostenere la ripresa dello sviluppo e delle attività turistico-culturali nelle isole minori, in quanto aree particolarmente fragili. È previsto che gli interventi sui luoghi siano accompagnati dal sostegno alle strutture turistiche, anche attraverso l’innalzamento degli standard di offerta e il miglioramento dei servizi per i visitatori.

Tutti gli interventi seguiranno una filosofia di sostenibilità ambientale, innalzando l’efficienza energetica degli edifici e rinnovando le pratiche di organizzazione/gestione degli eventi turistici e culturali in chiave sostenibile.

Il gruppo che ha realizzato il dossier è composto dall’avvocato Angelo Argento e da tre economiste, Maria Elena Camarda, Daniela Pagliaro e Patrizia Cappellaro, e un urbanista, Francesco Alessandria. Argento racconta di come siano partiti da un evento importante ma di piccole dimensioni nel quadro generale, per valutare il reale impatto che ha sull’economia di un territorio specifico un investimento in cultura, analizzando i dati provenienti da Parma Capitale della Cultura 2020, prorogata poi nel 2021 causa la pandemia. Alle Capitali Italiane per la Cultura viene data la possibilità di investire un milione di euro, quindi c’erano delle basi chiare e definite nel tempo per poter poi costruire, diciamo, un paradigma applicabile in tutti gli eventi culturali futuri.

«È una prima guida ragionata, che apre un percorso reale, un rapporto vero d’impatto che serve anche a mettere dei paletti; il dossier parte dalle considerazioni economiche che ha fatto Parma sulle quali abbiamo poi elaborato un ragionamento per il futuro. È fondamentale per noi capire l’impatto specifico in un’area determinata come può essere Parma o Matera, o come sarà per Procida, altra capitale che ha in più l’aggiunta di essere un’isola del Mediterraneo. Abbiamo considerato il parametro dell’impatto sull’economia della cultura applicato a Parma rispetto al tema del milione investito; su una realtà come quella ovviamente si può costruire un target che diventa un punto di riferimento e che può essere applicato per qualsiasi tipo di investimento culturale.

Nostro framework di riferimento per le valutazioni effettuate è stato il Report Unesco “Indicatori Cultura|2030” (Culture 2030 Indicators), che contiene i ventidue indicatori tematici rilasciati dall’Unesco a fine 2019, e che propone un approccio metodologico per valorizzare il ruolo della cultura nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, sia come settore di attività a se stante, sia come elemento trasversale a tutti i target.

L’auspicio è che questo lavoro, un piccolo contributo di analisi avendo come riferimento macro il documento Unesco, sia un’applicazione concreta che permetta una sintesi. Verificato l’impatto di un milione di euro sul territorio specifico come quello di Parma, alla fine si prova ad estrapolare un algoritmo oggettivo che è utile per qualsiasi valutazione di questo genere, anche i fondi stanziati dal PNRR per la cultura».

Queste le conclusioni del documento:
L’analisi svolta ha innanzitutto messo in luce che l’iniziativa rappresenta un vero e proprio Programma di sviluppo territoriale a base culturale, che pone nelle politiche culturali innovative le fondamenta per lo sviluppo non solo economico, ma soprattutto sociale dell’area, attraverso la realizzazione dei principi di coesione e di democrazia diffusa. Al centro del programma sono dunque gli obiettivi di carattere sociale. Dall’esame del dossier di candidatura e soprattutto dei dati attuativi del più ampio Progetto acquisiti dalle interlocuzioni con rappresentanti del Comitato Parma 2020+21, sono emersi in particolare:

- la numerosità di luoghi e spazi coinvolti (all’aperto o al chiuso, comprese scuole, aziende e persino ospedali e case di cura/riposo), di eventi e momenti culturali per ogni categoria di arte (cinema/teatro, design, artigianato/arte popolare, gastronomia, letteratura, media arts, musica) e anche di partners attivati a sostegno (imprese private, fondazioni, testate giornalistiche, Enti pubblici: Comune, Provincia, Regione, associazioni di categoria, scuole/università, terzo settore (volontariato), media partner, cittadinanza;

- le modalità innovative, anche sperimentali, di svolgimento di eventi e iniziative, che interpretano il passaggio dal concetto di «patrimonio culturale» a quello di cultura come relazione, attività, piena e diffusa fruizione. Manifestazioni pensate e realizzate come «lieviti» di partecipazione di cittadinanza, soprattutto dei giovani, nelle quali si sperimentano nuove forme di arte, si integrano le varie discipline artistiche e si fondono volontariato sociale e culturale;

- la strategia di «policentrismo rigenerativo», articolata attraverso i sette Distretti socioculturali, che configurano un sistema diffuso e integrato con il contesto urbano, sociale e culturale all’interno del quale l’intervento di riqualificazione e riconfigurazione dello spazio pubblico si colloca con nuovi percorsi e relazioni. In sostanza, quindi, il connubio cultura e sociale («welfare culturale») è inteso a Parma come leva di sviluppo del territorio, che integra, include e produce benessere individuale e collettivo, innalzando la qualità della vita. Si guarda alla cultura non come un orpello, ma come «cura» per la rigenerazione sociale, in un approccio trasformativo di sviluppo umano e sostenibile, in una visione olistica e sistemica, nella quale gli investimenti di risorse sono finalizzati non tanto ad aumentare l’attrattività turistica, quanto ad impostare un rinnovato futuro del territorio, attraverso la rigenerazione sociale e la formazione di uno stabile e duraturo capitale relazionale, nel quale lo stesso turista diventa «cittadino temporaneo».

I risultati realizzativi (ancora parziali, in quanto il programma di eventi è ancora in corso), acquisiti dal Comitato Parma 2020 al maggio 2021, dimostrano un grande sforzo per la messa in opera delle iniziative nonostante i blocchi pandemici e una forte spinta alla digitalizzazione del programma per assicurare numerosi eventi online e virtual tours. E perfino l’arricchimento del cartellone, alla luce delle recenti esperienze pandemiche.

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