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La cultura non è una priorità per gli italiani

Bonisoli smentito: meno 20 milioni per i Bonus, meno 2,3 per i musei eccetera eccetera...

Il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli

Roma. Finanziamenti alla cultura di nuovo colpiti con una preoccupante inversione di tendenza: i provvedimenti sono scritti nel Def (Documento di Economia e Finanza) che dovrà essere approvato entro dicembre. Nel suo primo intervento dello scorso luglio in Commissione Cultura di Camera e Senato come ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli aveva detto: «I tempi dei tagli alla cultura sono finiti, chi è arrivato prima di me ha già fatto molto ma la nostra ambizione è alta, puntiamo a un cambio di passo». Purtroppo il passo è all’indietro: siamo a nuovi tagli che penalizzano anche alcuni settori già in crisi.

L’orientamento dell’attuale Governo non pare certo attento alle necessità del Mibac. Se sarà approvato così com’è, il Def prevede: 20 milioni tolti al Bonus Cultura per i diciottenni (una commissione sta studiando nuovi criteri per la sua distribuzione) e 2,3 milioni in meno per il funzionamento dei 30 musei autonomi nati dalla riforma Franceschini. Previste anche riduzioni per un totale di 5,59 milioni di euro del credito d’imposta (deciso sempre dall’ex ministro Franceschini): 4 milioni agli esercenti dei cinema, 1,25 milioni a carico delle librerie e 375 mila alle case editrici, tutti settori fondamentali per il sistema culturale. Librai, editori di libri ed esercenti cinematografici dichiarano a rischio la loro attività e chiedono modifiche al Def.

Sul Mibac sta per cadere anche una seconda, pesante tegola: il rallentamento della possibilità di sanare almeno in parte la carenza di personale, oggi largamente sotto organico. Il Def prevede concorsi per soli 500 nuovi dipendenti nel 2020 e altri 500 nel 2021, dunque mille in tutto, metà funzionari tecnico-scientifici e metà amministrativi e custodi. Si potrà ricorrere anche all’immediato «scorrimento» della graduatoria del concorso dell’era Franceschini già concluso con l’assunzione di mille funzionari di specialità diverse. Una prospettiva che non risolve certo il problema del personale che il ministro aveva definito più volte «prioritario».

Bonisoli lo ripeteva in tutti i suoi interventi indicando prima l’obiettivo di 6mila nuove assunzioni e riducendo poi la richiesta ad «almeno 4mila». Del resto lo stesso Mibac prevede un preoccupante svuotamento progressivo degli organici nell’immediato futuro. Stanno infatti arrivando pensionamenti particolarmente numerosi perché se ne andranno i tanti dipendenti Mibac assunti in massa tra la fine degli anni ’70 e i primi degli ’80 in seguito alla legge 285 per l’occupazione giovanile. Potrebbero poi aggiungersi anche quelli che sceglieranno di valersi della legge sulla «quota 100» sostenuta dal Governo. Insomma, i due obiettivi primari del ministro Bonisoli, finanziamenti adeguati e nuove assunzioni, si infrangono contro le decisioni del Governo di cui fa parte.

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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