La crudeltà è affascinante

Alla Tate un’ampia retrospettiva traccia, attraverso più di cento lavori tra dipinti, collage, disegni e stampe, la prolifica produzione di Paula Rego

Paula Rego, «The Dance», 1988
Federico Florian |  | Londra

«Se metti delle cose spaventose in un’immagine, allora queste cose non possono farti del male», ha dichiarato Paula Rego. I dipinti dell’artista anglo-portoghese (1935), in effetti, proliferano di scene e personaggi da incubo: creature mostruose ispirate a racconti popolari portoghesi; donne in preda ad angosce e nevrosi; crudeli tableaux vivants, che ritraggono il prologo o l’epilogo di un assassinio. «La crudeltà è affascinante» ha detto l’artista: sublimata nell’atto creativo, diviene potentissimo mezzo di denuncia e strumento per svelare abusi e ingiustizie.

A questa straordinaria figura della pittura contemporanea, la Tate Britain dedica un’ampia retrospettiva (fino al 24 ottobre) che traccia, attraverso più di cento lavori tra dipinti, collage, disegni e stampe, la sua prolifica produzione. Nata a Lisbona da genitori antifascisti durante la dittatura di António de Oliveira Salazar, la Rego dimostra sin dalla tenera età un’insofferenza nei confronti del potere e una vocazione a denunciare i soprusi politici. Ha solo quindici anni infatti quando dipinge «Interrogation» (1950), una delle opere in mostra alla Tate, che rappresenta una donna interrogata sotto tortura.

L’antologica copre le varie fasi della carriera dell’artista: dai collage degli anni Sessanta, realizzati dopo il matrimonio con l’artista Victor Willing, ai grandi pastelli prodotti tra fine anni Ottanta e primi anni Duemila, per cui è nota ai più. Tra questi, i lavori della serie «Dog Woman», che ritraggono figure femminili in pose canine, e quelli della serie «Abortion», concepita dopo il fallimento del referendum del 1988 per la legalizzazione dell’aborto in Portogallo, le cui protagoniste sono donne reduci da drammatici interventi illegali. A cura di Elena Crippa, la mostra a novembre farà tappa all’Aia, al Kunstmuseum Den Haag.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Federico Florian
Altri articoli in MOSTRE