La cruda maternità raccontata alla Fondazione Nomas

Attraverso fotografie, video e installazioni, Iris Nesher indaga un sentimento profondo e viscerale che può avere risvolti tragici

«Akudim» (2020) di Iris Nesher
Silvano Manganaro |  | Roma

Quasi in contemporanea alla mostra di Sara Basta al Pastificio Cerere dal titolo «La prima madre» si svolge presso la Fondazione Nomas un’altra mostra che ha come tema la maternità: «Materia / Matter» di Iris Nesher, artista nata a Milano ma cresciuta a Tel Aviv. L’esposizione, a cura di Raffaella Frascarelli e visibile fino al 30 aprile, presenta infatti otto fotografie, due video e una serie di elementi in porcellana presentati in maniera istallativa, accomunati dagli archetipi femminili, il senso di comunità tra donne e, come accennato, il concetto di maternità.

Una mostra a tratti struggente, che affida alle parole di nove donne (scrittrici, attrici, coreografe, poetesse) il commento ad altrettante fotografie che le vedono protagoniste, ognuna con il proprio senso di maternità: un sentimento che può incarnarsi sì nel rapporto con i propri figli ma anche in quello con un genitore anziano, nella volontà di non generare altre vite o nell’amore per la propria compagna o, come nel caso della poetessa Hedva Harechavi, maternità come dolore tragico per la perdita incolmabile di un figlio.

Proprio questo è l’oggetto dell’intervento più  intenso dell’intera mostra, un video di 7 minuti che alterna alcune foto del figlio dell’artista Ari (anche lui morto quando era ancora adolescente) da quando aveva cinque anni fino a poco prima della sua scomparsa. Le foto lo ritraggono addormentato all’interno di musei e luoghi d’arte; lo vediamo crescere, seppur accasciato e dormiente, come un’antica divinità pagana, fino a quando non compare Iris Nesher in piedi, rigida, davanti alla scalinata della Galleria Nazionale di Roma. Prima ad occhi chiusi e poi ad occhi aperti. La scritta sulle scalinate recita: «The time is out of joint» (Il tempo fuori dai cardini). Ed è qui, forse, il senso nella mostra e della nostra esistenza.

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