La creazione del mondo attende la nomina dell’Unesco

Protetti da umidità e correnti gli affreschi di primo Duecento nella celebre cripta di San Magno della Cattedrale di Anagni

La Cripta di San Magno della Cattedrale di Anagni (Fr)
Tina Lepri |  | Anagni (Fr)

Inizialmente i lavori nella Cattedrale hanno sanato le infiltrazioni e l’umidità che minacciavano gli intonaci della loggia delle benedizioni. Anche il criptoportico è già stato restaurato e sono stati salvati i due affreschi duecenteschi che lo decorano, assai compromessi, soprattutto quello con la Madonna e il Bambino in trono. Sono state rimosse le integrazioni e le rozze stuccature apposte durante i tanti incauti lavori dei secoli passati. La superficie è stata trattata con rimozione meccanica e pulitura a impacco e con aggiunte di campitura tratteggiata ad acquerello.

All’interno della Cattedrale si sta lavorando sul prezioso pavimento cosmatesco realizzato nel 1224 proprio dal primo interprete di questa tecnica: Cosma di Jacopo di Lorenzo. Le tessere di marmo colorato sono a rischio distacco, ma 200 metri quadrati sono già stati restaurati. I lavori in corso interessano l’intero complesso della Cattedrale, compresa la sua ampia parte ipogea che ha una storia lunga più di mille anni e necessita di continui, estesi interventi, una battaglia contro il decadimento da combattere con regolarità.

L’ultimo restauro, eseguito dall’Istituto Centrale del Restauro tra il 1987 e il 1994, ha evitato una devastante patologia ambientale: la forte umidità stava deteriorando non solo le pitture murali delle cripte, ma anche l’equilibrio delle strutture architettoniche stesse. A salvare il monumento fu una inaspettata scoperta: vicino alla Cripta di San Magno c’era un grande serbatoio dell’acquedotto pubblico la cui acqua stava scavando pericolosi solchi alle fondamenta dell’edificio causando una costante umidità e un inquinamento biologico che distruggeva le pitture.

Oggi la situazione è stata sanata, ma l’umidità resta un pericoloso nemico. Minaccia soprattutto gli affreschi duecenteschi dell’Oratorio di San Thomas Becket, anch’esso in restauro e chiuso al pubblico. L’Oratorio, ricavato in un antico mitreo romano e riccamente affrescato, si trova accanto alla Cripta di San Magno. «I problemi conservativi sono molteplici, spiega la curatrice del Museo della Cattedrale Claudia Coladarci, legati soprattutto all’umidità di risalita e alle correnti d’aria che modificano continuamente le condizioni microclimatiche interne. Le superfici risultavano completamente sbiancate e la parete di fondo, corrispondente alla facciata della Cattedrale, molto compromessa con distacchi e sollevamenti di intonaco».

Da due anni tutta l’area ipogea viene monitorata e nella Cripta di San Magno si eseguono interventi di pulitura dei 540 metri quadrati di affreschi ogni cinque - sei anni finanziati dalla locale BancAnagni. «In questo modo, aggiunge Claudia Coladarci, e con un attento controllo degli accessi e degli orari di accensione e spegnimento delle luci, gli affreschi di San Magno vengono preservati e consegnati alla fruizione pubblica in condizioni ottimali». La cripta è infatti una meta importante anche per il turismo: famosa per la straordinaria qualità e ampiezza della decorazione pittorica tanto da essere conosciuta come la Cappella Sistina del Medioevo.

Sulle ventuno volte degli archi romanici sono rappresentate storie dell’Antico e Nuovo Testamento e un originale, insolito ciclo sulla creazione del mondo generata dall’unione dei quattro elementi secondo la teoria platonica. Non conosciamo gli autori degli affreschi attribuiti a tre diversi artisti del primo Duecento. A uno dei tre si attribuisce anche la paternità della decorazione dell’Aula Gotica nella chiesa romana dei Santi Quattro Coronati, un anonimo che con la sua libertà tecnica annunciò schemi espressivi che anticipano l’arte di Cimabue e di Giotto: Roberto Longhi lo definì «il maggiore artista della prima metà del Decento».

Anche il Museo della Cattedrale è ricco di tesori medievali. Tra questi il trecentesco Trittico del Salvatore, restaurato e ricomposto in queste settimane con un finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana. Al Cristo in trono sono state unite, dopo lunghi anni di separazione, le tavole con la Vergine e sant’Andrea su un lato e santa Secondina e san Magno (patrono di Anagni) sull’altro. Da anni la Cattedrale di Anagni è stata proposta come sito Unesco: l’ultima candidatura è del 2020, finora con esito negativo.

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