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Mostre

La creatività italiana alla Fondazione Cirulli

La polifonia culturale degli anni del Boom esemplificata in 200 opere

Silvana Mangano nel «Decameron» di Pier Paolo Pasolini, 1970 (particolare). Cortesia Fondazione Massimo e Sonia Cirulli

Riapre il 19 settembre presso la Fondazione Massimo e Sonia Cirulli la mostra «L’archivio animato. Lavori in corso» (fino al 13 dicembre). Con consulenza e supervisione di Jeffrey Schnapp, fondatore del metaLab dell’Università di Harvard, la mostra ripercorre la creatività italiana dall’inizio del XX secolo agli anni Sessanta.

Duecento opere afferenti ai più svariati linguaggi artistici si distribuiscono in 20 sezioni pensate come «capitoli tematici» fruibili autonomamente, in sintonia con l’exhibit design di matrice anglosassone. Elisabetta Terragni è l’autrice dell’allestimento presso la sede della fondazione, un edificio realizzato nel 1960 dai fratelli Castiglioni per Gavina.

«Essendomi formato in campo finanziario i miei interessi artistici sono sempre stati liberi e trasversali, spiega Massimo Cirulli. “L’archivio animato” ben rappresenta questa polifonia culturale, che ha del resto caratterizzato l’Italia fino a tutti gli anni del Boom. Ho sempre dedicato particolare attenzione, ad esempio, alla cultura di impresa, senza rilevare fratture tra arte e industria. Un pittore-architetto come Nicolay Diulgheroff negli anni Trenta disegnava carte “brandizzate” per celebri pasticcerie, mentre un maestro del Bauhaus come Xanti Schawinsky curava pubblicità e cataloghi della Olivetti.

Amo molto questo libero accostamento di arti maggiori e minori, i linguaggi pop vicino all’architettura di Sant’Elia o ai dipinti di Sironi, come ha insegnato Germano Celant ed è stata la carta vincente di memorabili mostre newyorchesi come “High and Low” al MoMA
». Tra le particolarità, oltre ai progetti di tessuti di arredamento per la Triennale di Milano firmati da Gio Ponti e Lucio Fontana, spiccano le foto delle dive di Arturo Ghergo e i manifesti di mostre collezionati da Palma Bucarelli, recentemente acquisiti.

Elena Franzoia, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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