La contessa ricamava mentre sognava l’eternità

Da Berardi 40 creazioni di Herta Ottolenghi Wedekind zu Horst

La contessa Herta Ottolenghi von Wedekind zu Horst
Francesca Romana Morelli |

Nell’Italia tra le due guerre, donne come Edita Broglio e Cesarina Gualino furono motori culturali e artiste talentuose, soprattutto la prima. Anche la contessa berlinese Herta von Wedekind zu Horst (1885-1953) si dedicò alla scultura e all’arte tessile e insieme al marito Arturo Ottolenghi diede corpo al «sogno dell’eternità» nella vasta tenuta piemontese di Monterosso (Acqui Terme).

Lì fu costruito il suo atelier e furono coinvolti artisti come Arturo Martini, Ferruccio Ferrazzi e l’architetto Piacentini per creare un ideale mondo edenico e vitale, una delle committenze private più rilevanti del periodo. A raccontare la sfaccettata personalità di Herta Ottolenghi Wedekind, che fuori da certe strategie dei suoi colleghi maschi si espresse con perigliosa libertà e una modernità colta, è un’alleanza tra il romano Gianluca Berardi e i milanesi Giulia e Diego Gomiero (che hanno presentato un’anticipazione a miart lo scorso settembre).

Dal 7 ottobre al 5 novembre nella sua galleria, Berardi allestisce quaranta creazioni tessili. La famiglia d’origine e quella semita del marito hanno un’altissima tradizione culturale e sociale, che sfocia nella filantropia e nella conquista di un linguaggio personale, Herta Ottolenghi Wedekind studia a Roma con il tedesco Hans Stoltenberg - Lerche, abile e raffinato nell’uso del colore, soprattutto nei vetri di ascendenza Art Nouveau.

Dopo l’esordio come scultrice, nel 1922 brevetta un sistema per creare disegni astratti nei tessuti, sfruttando la duplicazione simmetrica di casuali tracciati a inchiostro, un procedimento assimilabile al contemporaneo «test di Rorschach» della psicodiagnostica. Quei manufatti tessuti e ricamati a mano diventano arazzi, tappeti, cuscini, paraventi, stoffe d’arredo, trionfano nelle maggiori esposizioni a cominciare dall’Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi (1925) e nelle personali. Sono acquisiti da importanti collezioni italiane e straniere e da musei come il Louvre di Parigi e il Metropolitan Museum di New York.

Da Berardi sono esposti pezzi caratterizzati dall’audace scelta dei supporti in tela grezza (non i soliti aristocratici lini), dove inventiva e sensibilità estetica piegano la tecnica alla realizzazione di superfici vibranti e materiche, spesso bilanciate da zone neutre con il valore di vuoto. Da notare infine l’uso impavido del colore, per esempio in un grande ricamo segnato da un motivo di macchie di un turchese profondo e in un tappeto caratterizzato da un rispecchiamento verticale e simmetrico di macchie gialle e rosa carico, che anticipano effetti del Tachisme informale.

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