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La collezione Panza com’era dov’era

Due ricorrenze: i 10 anni dalla scomparsa del collezionista e i 20 anni dall'apertura al pubblico della sua residenza a Biumo

Uno scorcio d'interno di Villa Panza

Dieci anni sono trascorsi dalla scomparsa di Giuseppe Panza di Biumo (1923-2010), forse il primo, certo il più profetico collezionista italiano di arte contemporanea internazionale. E vent’anni sono passati dal momento in cui si apriva al pubblico la sua splendida residenza a Biumo, appena fuori Varese, con la collezione che aveva formato per questi spazi, da lui donata nel 1996, con la moglie Giovanna, al Fai-Fondo Ambiente Italiano. Nel frattempo, grazie al lavoro continuo di aggiornamento della direttrice Anna Bernardini, molto è cambiato nell’allestimento, ma in questo duplice anniversario il Fai gli dedica un omaggio riconoscente, con la mostra «Villa Panza. Un’idea assoluta. Giuseppe Panza di Biumo. La ricerca, la collezione» in cui ripresenta, fino all’1 novembre, l’allestimento della raccolta com’era al momento della donazione, nell’esatto ordinamento voluto da lui.

Tornano così alle pareti del primo piano le opere di Arte monocromatica, non più esposte da tempo, con i lavori di Phil Sims e Ruth Ann Freedenthal e la loro indagine sull’interazione tra pigmenti e luce, i «Black Wall Paintings» di Ford Beckman, i minimi, preziosi lavori di Stuart Arends e quelli di Max Cole, mentre due ambienti (una stanza al primo piano e la Scuderia Piccola) presentano le opere potenti di Allan Graham. Nella Scuderia Grande è riallestito «Desire», 1981, un lavoro non più visto dal 2012 dell’afroamericano Martin Puryear, che ha rappresentato gli Stati Uniti all’ultima Biennale di Venezia.

Insieme, vanno in scena anche i lavori lasciati alla Collezione dagli artisti che qui hanno esposto, dopo l’apertura al pubblico della Villa e del Parco: gli «Stable Paintings» di Phil Sims, acquisiti nel 2002 per la Scuderia Grande, i lavori impalpabili e poetici di Christiane Löhr, quelli di Bob Verschueren, Peter Randall-Page (nel parco). Con questi, ci sono le opere di Wim Wenders, Meg Webster (nella Corte d’onore), Bob Wilson, Sean Scully (nella serra) e, da ultimo (appena donato da Adele e Robert Irwin), «Varese Scrim», 2013, di Robert Irwin. La visita include il magnifico parco. È obbligatoria la prenotazione.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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