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Musei

La collezione di Basil ed Elise Goulandris

Da Van Gogh a Kiefer, da Cézanne a Pollock, da Kandinskij a Bacon, sono capolavori acquistati presso i più grandi mercanti del ’900

Vincent Van Gogh «La raccolta delle olive» (1889)

In occasione dell’apertura ad Atene della nuova Fondazione Museo Basil ed Elise Goulandris il mese scorso, sono state esposte opere di straordinaria bellezza. Sono passati 27 anni dalla proposta di Basil (1913-94) ed Elise (deceduta nel 2000) per un edificio destinato a ospitare la loro collezione, un ritardo dovuto agli ostacoli burocratici e peggiorato da un processo contro la collezione, intentato dalla nipote di Basil, Aspasia Zaimis, conclusosi nel 2008 con la sconfitta di quest’ultima.

Un’eredità nazionale culturale molto forte tende a togliere lo spazio a un approccio internazionale dei musei locali, e così, come avviene in Italia, fino ad ora in Grecia non c’era nessun luogo in cui il pubblico potesse vedere opere di maestri europei del XIX e XX secolo.

Il nuovo museo ha rimediato con opere che oggi anche un ricco museo americano avrebbe difficoltà a mettere insieme: tra gli altri, Monet, Gauguin, Van Gogh, Cézanne, Degas, Toulouse-Lautrec, Rodin, Bonnard, Miró, Braque, Picasso, Kandinskij, Klee, Jackson Pollock, Giacometti, Bacon e Kiefer. E le opere della collezione Goulandris non sono testimonianze di basso profilo di questi artisti.

Il grande ritratto di donna con le braccia alzate di Picasso, ad esempio, è dello stesso periodo in cui stava dipingendo «Les Demoiselles d’Avignon», nel 1907, e fu acquistato dal mercante Bill Acquavella. Ci sono una versione in rosa della «Cattedrale di Rouen» di Monet per la quale ci sarebbero centinaia di potenziali acquirenti; un viale fiammeggiante di pioppi di Van Gogh del 1888 e, dello stesso artista e dello stesso anno, una dettagliata natura morta dominata da una caffettiera nera; sono opere di grande qualità, con nomi che le farebbero vendere per centinaia di milioni nel mercato speculativo e ossessionato dal marchio di oggi.

Alcune delle più famose gallerie della seconda metà del XX secolo hanno contribuito alla creazione di questa collezione: Wildenstein nei suoi giorni di gloria, il già citato Acquavella, Daniel Varenne di Ginevra, Ernst Beyeler, che fu amico intimo della coppia e la incoraggiò nell’idea di fondare un museo. Anche le case d’asta hanno avuto un ruolo, in particolare Sotheby’s, con Simone de Pury consulente di Elise per le opere successive. La fortuna di Basil Goulandris viene dalla Orion Shipping and Trading Company, che mise in piedi dopo la seconda guerra mondiale. Iniziò a collezionare seriamente nel 1957, quando pagò 297mila dollari, una cifra record per l’epoca, una natura morta di Gauguin (ora nel nuovo museo).

Hanno acquistato arte e ci hanno vissuto insieme, spostando le opere dallo chalet di Gstaad al loro appartamento di avenue Foch a Parigi e persino sul loro yacht Paloma. Nel 1979 inaugurarono un museo e uno spazio espositivo sull’isola di Andros, luogo natale di Basil, dove allestirono una collezione di arte greca organizzando dal 1986 in poi mostre di artisti internazionali tra cui Giacometti, Balthus, Dalí, Man Ray, Richter e Kiefer. Il museo ora si concentrerà su mostre d’arte greca moderna e contemporanea.

Nel 1993 commissionarono all’architetto I.M. Pei il progetto di un museo per Atene. Anticipando il suo uso di forme storiche nel Museo di arte islamica di Doha, a Pei venne in mente un progetto che aveva l’aspetto di una chiesa greca: un enorme atrio esagonale, finestre con lastre di alabastro e un giardino recintato con una fontana e aranci. Ma il passato classico si mise di mezzo: il sito del museo era infatti il Lyceum, dove Artistotele aveva la sua scuola e un’altra possibile sede non andò a buon fine in gran parte a causa dell’ostilità dei residenti locali che non volevano dover convivere con folle di visitatori.

In questo modo, Atene ha perso la possibilità di aggiungere un edificio di qualità e interesse al suo paesaggio urbano altrimenti piuttosto indistinto. Piuttosto che rischiare di essere contrastato ancora una volta, il cda della fondazione, guidato da Kyriakos Koutsomallis, ha deciso di adattare un edificio già esistente e ha scelto Pangrati, un quartiere centrale con vista sul Partenone. È su undici piani, con tutte le strutture di cui un moderno museo ha bisogno: una sala per conferenze, biblioteca, dipartimento didattico e ristorante.

La collezione di Basil ed Elise è ai piani inferiori, mentre gli artisti greci moderni e contemporanei acquisiti negli ultimi anni sono esposti in quelli superiori. Quest’ultimo è il settore in cui si prevede una crescita della collezione. Maria Koutsomallis, che ha studiato alla Sorbona, è a capo delle collezioni. Tutti i costi di gestione sono coperti dalla fondazione.

Anna Somers Cocks, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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