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La collezione Alana allo Jacquemart-André

È la prima volta che il collezionista Álvaro Saieh cede in prestito a un museo una settantina delle sue opere, tra cui capolavori di Paolo Uccello, Beato Angelico, Tintoretto e Veronese

Una veduta della collezione Alana nell'appartamento dei coniugi titolari. © Allison Chipak

Parigi. Il Musée Jacquemart-André espone dal 13 settembre al 20 gennaio una selezione di opere di maestri del Rinascimento italiano della Collezione Alana. Capolavori di Paolo Uccello e Beato Angelico, Tintoretto e Veronese, Orazio Gentileschi e Luca della Robbia, alcuni dei quali mai presentati prima al pubblico. La sigla «Alana» nasce dalla fusione delle iniziali dei nomi dei due collezionisti, Álvaro Saieh, 69 anni, uomo d’affari cileno, e la moglie Ana Guzmán.

Nel 2002 la coppia ha creato la Fundación CorpArtes per promuovere l’arte e la cultura in Cile e nel 2014 il Centro de las Artes 660 di Santiago. La collezione, dal Gotico al tardo Rinascimento e fino al XVII secolo, è conservata a Newark, negli Stati Uniti e conta circa 400 opere, di cui lo scomparso Miklós Boskovits, legato da una profonda amicizia con Saieh, ha curato il catalogo in più volumi.

Il Musée Jacquemart-André precisa che il prestito dei dipinti, per la mostra «La Collezione Alana. Capolavori della pittura italiana», è stato accordato «a titolo eccezionale per l’affetto che i due collezionisti hanno sempre provato» nei confronti del museo parigino, nato nel 1913 proprio a partire dalla collezione d’arte di due coniugi, il banchiere Edouard André e la moglie Nélie Jacquemart.

«La collezione Alana è interessante anche perché non vi figurano solo grandi nomi. Álvaro Saieh si interessa anche a piccoli maestri e a opere anonime, spiega lo storico dell’arte Carlo Falciani, curatore della mostra con Carl Brandon Strehlke e Pierre Curie, ma che completano il panorama di una scuola o di un’epoca. È una collezione consapevole e a suo modo in controtendenza. Oggi, aggiunge Falciani, si assiste piuttosto alla creazione di grandi fondazioni d’arte contemporanea. Saieh ha invece un gusto collezionistico che si riallaccia piuttosto alla formazione delle grandi collezioni americane del ’900, da cui del resto sono nati grandi musei come la National Gallery di Washington o il Met di New York».

È dunque la prima volta che il collezionista cede in prestito a un museo una settantina delle sue opere: tra queste, solo per citarne alcune, «Pietà con due angeli» di Vittore Carpaccio (1490 ca), una «Madonna col Bambino» di Paolo Uccello (1453-54 ca), il «San Cosma» del Bronzino (1543-45 ca) e, di Veronese, «I simboli dei quattro evangelisti».

La prima sala del percorso presenta un accrochage a quadreria, che riproduce l’allestimento nella casa dei collezionisti, molto denso e geometrico, ricordando la tradizione dei Saloni del XVIII e XIX secolo. La mostra prende poi un percorso cronologico, che va dai primitivi italiani al Barocco, passando per il primo Rinascimento fiorentino e la grande pittura veneziana.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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