La città di Zosimo e Ty

Alla James-Simon-Galerie reperti egizi dalle collezioni di casa e prestiti da musei internazionali

Parte superiore di statua colossale di Tutankhamon o di Ay in calcare, Nuovo Regno, fine XVIII Dinastia, 1388-1323 a.C. ca. © Staatliche Museen zu Berlin, Ägyptisches Museum e
 Papyrussammlung - Jürgen Liepe
Francesca Petretto |  | Berlino

La James-Simon-Galerie ospita fino al 12 settembre «Akhmim, la città egizia dimenticata», una mostra speciale nata dalla collaborazione di Ägyptisches Museum und Papyrussammlung (Museo Egizio e Collezione di Papiri) e Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst (Collezione di Scultura e Museo d’Arte Bizantina dei Musei Nazionali di Berlino) con il Progetto Mîn Panos del dipartimento di Egittologia dell’Università di Gottinga.

170 reperti dalle collezioni di casa insieme a prestiti provenienti da musei europei e americani raccontano gli oltre seimila anni di storia dell’antica città di cui rimangono in loco pochi resti archeologici d’insediamenti, grandi templi e di un’estesa necropoli.

Il suo vero tesoro è costituito da opere d’arte, statue e rilievi, oggetti di uso quotidiano e di culto, sarcofagi, testi e papiri sparsi nei musei di tutto il mondo che vengono per l’occasione raccolti e esposti in sette sezioni tematiche della mostra berlinese che ne vuole raccontare il ruolo culturale e politico di primo piano nella storia dell’antico Egitto, importante centro religioso nonché luogo di nascita di famosi personaggi della storia egizia (per esempio della madre di Akhenaton, Ty, o dell’alchimista Zosimo di Panopoli), conosciuto per i suoi riti funerari e per la sua particolare produzione artigianale.

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