La città di Mbanza Kongo nel Nord Ovest dell’Angola

Un osservatore privilegiato scruta il Patrimonio mondiale

Il museo dei Re del Congo Kulumbimbi, la Cattedrale del Ss. Salvatore
Francesco Bandarin |  | Mbanza Kongo

La città di Mbanza Kongo (anticamente Kongo dia Ngunga) è stata la capitale politica e spirituale del Regno del Kongo, dal XIII al XIX secolo uno dei più grandi Stati precoloniali dell’Africa meridionale. Situata nel Nord Ovest dell’Angola, a circa 150 chilometri dalla foce del fiume Congo, in una savana arida punteggiata da rilievi di scisti e calcare, la città si trova su un altopiano a 570 metri sul livello del mare, in condizioni di difesa ideali. Fondata nel XIII secolo, a seguito di un’importante migrazione bantu in una zona prima abitata dai pigmei Baka, Mbanza Kongo estese rapidamente la sua influenza ai popoli vicini (Loango a nord, Kasanje a sud), sui territori dell’attuale Gabon, Angola e Repubblica Democratica del Congo. All’apice del proprio sviluppo, il Regno del Kongo giunse ad avere la straordinaria estensione di oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati. La città divenne la capitale di una federazione politica (Kongo-Dyna-Nza) a capo della quale vi era un sovrano, il «manikongo», che veniva eletto da un Consiglio dei saggi e aveva anche funzioni di carattere sacerdotale.

La prosperità di Mbanza Kongo si basava su una ricca economia agricola, mineraria e artigianale, nonché su un sistema monetario stabile basato su una conchiglia, lo «nzimbu». Si stima che nel XV secolo la città avesse una popolazione di circa 20mila abitanti, e il Regno circa 300mila. Nel 1482 il primo navigatore portoghese, Diogo Cao, arrivò alla foce del fiume Congo e, esplorando la regione, scoprì Mbanza Kongo che paragonò alla città di Evora. Qui i portoghesi incontrarono il manikongo Nzinga Nkuwu, con il quale stabilirono relazioni diplomatiche e di alleanza che, grazie alle armi europee, consentirono al sovrano di espandere ulteriormente il suo territorio.

Nel 1490 arrivarono i missionari, che convertirono la famiglia reale al cristianesimo, ribattezzando il manikongo con il nome di Giovanni I. Il figlio del re, ribattezzato Alfonso I, promosse l’arrivo dei coloni portoghesi, con l’obiettivo di modernizzare il Paese. I gesuiti aprirono delle scuole, la città venne rinominata Sao Salvador e la Cattedrale fu consacrata nel 1496. Nel 1518, papa Leone X (Giovanni de’ Medici) nominò don Enrico, figlio del re Alfonso I, vescovo di Utica e vicario apostolico di Mbanza Kongo.

Il Regno stabilì rapporti diplomatici anche con lo Stato della Chiesa e nel 1608 il papa accreditò a Roma il primo ambasciatore di uno Stato dell’Africa subsahariana. La colonizzazione del Brasile da parte dei portoghesi all’inizio del XVI secolo e lo sviluppo dell’economia delle piantagioni diede impulso alla tratta degli schiavi africani, prima di allora praticata in forme molto più ridotte. Le vane proteste rivolte dal manikongo al re del Portogallo Giovanni III non ebbero effetto, e gradualmente il Regno si spopolò e si indebolì, fino a quando nel 1568 venne invaso da un’altra popolazione bantu, gli Yakas, che distrussero la città.

Il Regno venne in seguito ricostituito, ma sotto l’influenza dei coloni. Ciò non bastò tuttavia a proteggerlo dagli attacchi che gli stessi portoghesi condussero nei decenni successivi, con l’intenzione di impadronirsi delle ricche miniere di rame. Nel 1665 il manikongo Antonio I fu decapitato, ma il Regno continuò a esistere, fortemente indebolito, per ancora due secoli, sottoposto al dominio dei portoghesi che lo utilizzarono soprattutto per estendere il vasto commercio di schiavi verso le Americhe.

Nel corso di tre secoli, non meno di quattro milioni di persone vennero deportate nelle piantagioni del Sudamerica e dei Caraibi, certamente la più vasta tratta schiavistica della storia umana. Colpito da una profonda crisi demografica e economica, il Regno sprofondò in guerre interne, strumentalizzate dal potere coloniale e da quello religioso, mentre la città, in forte decadenza, rinasceva in una forma diversa, con un carattere più europeo, alla fine dell’Ottocento.

Fu allora che vennero costruiti il piccolo forte, la nuova Cattedrale, la Chiesa battista, il secondo Palazzo reale, a testimonianza di un’autorità simbolica che continuò fino alla morte dell’ultimo sovrano, Antonio III, nel 1957. Di questa lunga storia esistono ancora tracce significative, che hanno giustificato l’iscrizione del sito nella Lista del Patrimonio mondiale nel 2017. Il principale sito archeologico, Tadi dya Bukikwa («pietra rovesciata» o «che non ha ancora rivelato il suo contenuto» in lingua Kikongo) corrisponde probabilmente al collegio gesuita descritto nel 1624 dal chierico portoghese Mattheus Cardoso, l’autore della traduzione del catechismo in lingua Kikongo.

Il Lumbu («residenza») sorge nella posizione dell’antico Palazzo reale, la cui struttura sembra essere anteriore al 1660. Il materiale estratto dagli scavi, proveniente da Venezia, dall’Olanda e dalla Boemia, conferma che si trattava di un luogo di alto prestigio. Nel sito archeologico di Madungu sono stati ritrovati materiali del XV-XVI secolo (ceramiche portoghesi, utensili, resti organici) che testimoniano degli scambi economici. Kulumbimbi è la Cattedrale del Ss. Salvatore, la prima sede episcopale in Africa a sud dell’equatore e il cuore identitario del Regno del Kongo, perché qui si trova anche il cimitero dei sovrani. I resti di questa importante Cattedrale cattolica, costituita da piccole macerie locali, risalgono alla seconda metà del XVI secolo. Per secoli, questo spazio ha mantenuto il suo carattere sacro e serve ancora oggi per la sepoltura di importanti personalità. Tra i monumenti più recenti, si trovano la Cattedrale di Nostra Signora della Concezione del 1901, la Chiesa Evangelica Battista, costruita nel 1889, e il Complesso delle suore francescane.

Infine, sono presenti resti delle architetture coloniali (il forte portoghese, edifici dell’amministrazione pubblica). Il nuovo Palazzo reale, costruito nel 1901 nello spazio politico e spirituale del Lumbu e restaurato nel 1980, è stato trasformato nel Museo del Regno del Kongo. Nelle vicinanze si trovano la casa del segretario del re e il recinto dell’albero sacro (Yala Nkuwu), sotto il quale fino alla metà del XX secolo i sovrani amministravano la giustizia. Il lavoro di ricerca e di conservazione condotto per il sito di Mbanza Kongo ha rappresentato un importante avanzamento per l’archeologia africana. Ulteriori scavi saranno necessari per il sito, tra le testimonianze più importanti della nascita e dello sviluppo delle civiltà africane e del loro incontro (foriero di gravi conseguenze) con quelle europee.

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