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La città delle streghe

Il Patrimonio culturale della Campania | Benevento

L'Arco di Traiano a Benevento

Nella parte meridionale del Sannio, in una vallata circondata da alte montagne (tra cui svetta in lontananza il massiccio del Taburno Camposauro) e dai fiumi Calore e Sabato, si erge Benevento, antica città campana fondata dagli Osci, abitata dai Sanniti e divenuta con i Romani strategico crocevia nei traffici commerciali verso l’Oriente. Disputata tra Goti e Bizantini, nel 571 Benevento divenne capoluogo del ducato longobardo, per poi passare dal 1077, non senza qualche interruzione (con Normanni, Angioini, Borbonici e Francesi), sotto il dominio pontificio, fino all’annessione al Regno d'Italia.

La città conserva una tra le più importanti e pregevoli testimonianze architettoniche della Langobardia Minor, il Complesso monumentale di Santa Sofia, inserito dal 2011 nella lista del Patrimonio Unesco all’interno del sito seriale «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)», che comprende altri sei beni. Percorrere il centro storico della città, attraverso un itinerario recentemente messo a sistema dal circuito campania>artecard, consente un’immersione all’interno di un contesto culturale variegato, scandito da pregevolissime e diversificate tracce del passato, da testimonianze artistiche contemporanee e da un’atmosfera sospesa che attinge alle millenarie tradizioni culturali che hanno trasformato in leggende popolari il rito osco-sannita dell’albero del noce, il culto di Iside, la religione degli dei romani e l’adorazione del dio Wotan (Odino) dei Longobardi. E, infatti, ancora oggi Benevento è nota come città delle streghe.

Ricca di architetture religiose e civili, la città conserva numerose testimonianze della sua storia, di cui certamente l’Arco di Traiano (114 d.C.) costituisce l’immagine più nota. Costruito per celebrare l’imperatore, l’Arco presenta un solo fornice e una ricca decorazione marmorea in bassorilievo con temi relativi alla pace (verso la città) e alla guerra (verso le province). Non distante si erge l’ex Chiesa di Sant’Ilario a Port’Aurea (fine del VII-prima metà dell’VIII secolo), all’interno della quale è stato allestito il Museo dell’Arco di Traiano che offre un racconto multimediale («I racconti dell’Arco») delle imprese militari dell’imperatore raffigurate nei rilievi del monumento e del suo programma politico.

L’importanza conseguita dalla città nell’Impero è attestata anche dalla capienza del Teatro romano costruito sotto Adriano e terminato con Caracalla (200-210 d.C.), che poteva accogliere fino a 10mila spettatori. Di quest’opera monumentale, probabilmente ricoperta di marmi policromi e con atri decorati con stucchi e mosaici, dopo guerre e terremoti sopravvivono parte della scena, la cavea, l’orchestra, il primo e parte del secondo dei tre ordini di 25 arcate che definiscono la facciata esterna. Dall’arco di ingresso al Foro (epoca post-traianea), spogliato in età medievale dei rivestimenti marmorei, si ha accesso all'area archeologica Arco del Sacramento, dove nel 2009 è stato riportato alla luce un impianto termale.

Poco noto, ma di grande suggestione, è il percorso archeologico ipogeo che si compie al di sotto della Cattedrale, con testimonianze che vanno dalla preistoria al Medioevo. Sotto la Basilica si sviluppa il Museo Diocesano che, allestito all’interno della pseudocripta, narra la storia della chiesa beneventana.

La Chiesa di Santa Sofia (Patrimonio Unesco) è il tempio del popolo longobardo. Fondata da Arechi II sul modello della Cappella Palatina di Liutprando a Pavia, venne dedicata a Santa Sofia, quindi alla Sapienza, come l’omonima chiesa di Costantinopoli, e portata a termine nel 762. Distrutta da un terremoto nel 1688, è stata ricostruita per volere del cardinale Orsini (futuro papa Benedetto XIII); il restauro della seconda metà del Novecento ne ha restituito l’aspetto medievale.

Unica nel suo genere, presenta un nucleo centrale esagonale ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne, provenienti probabilmente dall’antico tempio di Iside. Intorno a questa pianta si sviluppa un anello decagonale con due colonne all’ingresso e otto pilastri in pietra calcarea bianca e mattoni. Nelle tre absidi sono conservati ancora parte degli affreschi realizzati da un anonimo artista siro-palestinese entro il 768.

Alla chiesa sono annessi il chiostro, eccezionale esempio di architettura medievale, e il complesso del monastero, oggi sede del Museo del Sannio che conserva testimonianze di epoca sannitica, romana, medievale, moderna e contemporanea, mentre in una sede distaccata all’interno della Rocca dei Rettori sono allestite la sezione risorgimentale e quella pertinente alle arti e alle tradizioni popolari del Sannio. La Rocca dei Rettori sorge nel punto più elevato della città sul sito del castello di fondazione longobarda.

Il sito era già stato utilizzato dai Sanniti, che vi avevano costruito una serie di terrazzi difensivi, e dai Romani, che vi realizzarono un edificio termale (Castellum aquae), i cui resti possono ancora essere visti nel giardino. Il castello andò distrutto, ma nel 1321 papa Giovanni XII da Avignone incaricò il rettore pontificio della città di costruire una sede fortificata per i «Rettori». La rocca venne compiuta verso la fine del 1338 sotto il pontificato di papa Benedetto XII e ospitò diversi pontefici. Trasformata in carcere dal 1586, mantenne quella destinazione d’uso fino al 1865.

Un’altra importante raccolta del museo sannita è la sezione egizia, allestita dal 2013 nel Museo d'Arte Contemporanea Sannio-Arcos all’interno del Palazzo del Governo. La collezione raccoglie reperti riferibili allo scomparso tempio beneventano dedicato alla dea Iside, «Signora di Benevento», fatto erigere da Domiziano (88-89 d.C.), nonché materiali provenienti direttamente dall'Egitto. Questa raccolta rende Benevento il luogo in Occidente con la maggiore concentrazione di manufatti egizi originali. Il museo offre inoltre un programma di mostre tematiche sull’arte contemporanea che coinvolgono artisti già noti e giovani emergenti.

Già nel 1992 l’artista sannita Mimmo Paladino, nato nella vicina Paduli, aveva realizzato a Benevento «Hortus conclusus», installazione scultorea all’interno dell’orto del convento medievale domenicano. Tra le sculture di questo «museo a cielo aperto», il celebre cavallo di bronzo che indossa la maschera aurea di Agamennone, posto in cima alle mura che delimitano l’orto.

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Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Il complesso monumentale di Santa Sofia a Benevento
  • Un reperto egizio del Museo d’Arte Contemporanea Sannio-Arcos
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