La Cina di Cao Fei diventerà una nebulosa

Al Maxxi l'artista prevede un'esplosione della supernova cinese, emblema della metamorfosi dell’intera umanità

Un fotogramma del video «Nova» (2019) di Cao Fei
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

«Supernova» è il titolo, di evocazione astronomica, che Cao Fei ha scelto per la sua prima personale italiana, nello specifico al MaXXI, dal 16 dicembre al 21 maggio 2022, per la cura di Hou Hanru e Monia Trombetta (annullato invece il previsto capitolo al Museo Pecci di Prato, dopo il licenziamento della direttrice Cristiana Perrella).

Video e fotografie presentano, in chiave surreale, una Cina che esplode proprio come una grande stella, tramutandosi in una macroscopica nebulosa, dove non si distingue l’inizio dalla fine. Immagini patinate e volutamente artificiali fermano ambienti, gesti e situazioni in bilico tra antichissima tradizione del Paese e suo lancio nel futuro, tra reale e virtuale, tra vita interiore e fredda esteriorità.

Opere video come «RMB City: Planning a second life» (2007), «Haze and Fog» (2013) e «La Town» (2014), o altre più recenti come «The eternal wave» (2020), nella loro natura ibrida tra fiction e documentazione, illustrano gli effetti culturali e psicologici di uno sviluppo industriale ed economico senza freni, avvenuto in una società che presenta ancora aspetti rurali.

Spesso l’artista cinese nata a Guangzhou nel 1978, ambienta le sue allucinate immagini dal forte connotato tecnologico nel contesto in cui vive, rappresentando ambienti della sua casa o il suo studio. La video opera «Hongxia» (2019) descrive, per esempio, possibili futuri scenari del quartiere in cui l’artista risiede.

«Isle of Instability», del 2020, commissionata da Audemars Piguet, articola momenti e sguardi della vita dell’artista durante l’isolamento della pandemia, in cui tutto appariva silente ma instabile. Non di rado, infatti, Cao Fei mette al centro delle sue riflessioni il rapporto tra sé profondo e facciata ipertecnologica, mischiando, tra grattacieli luminescenti e paesaggi lunari, aspetti di sogno e sensazioni da incubo. In più di un’occasione, tuttavia, l’artista ha dichiarato di non riferirsi alla Cina come caso estremo, ma semplicemente emblematico di una metamorfosi dell’umanità. q Guglielmo Gigliotti

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