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Musei

La casa «inglese» dei duchi d’Alba a Madrid

Il Palacio de Liria diventa a settembre una casa museo aperta al pubblico

La XVIII duchessa d’Alba, scomparsa il 20 novembre 2014, seduta alla scrivania del Salone Goya, sulla cui parete è riconoscibile il «Ritratto di Doña María del Pilar Teresa Cayetana de Silva Álvarez de Toledo, XIII duchessa d’Alba» del pittore spagnolo

Madrid. «Desidero condividere le opere che compongono la collezione della mia famiglia con un pubblico che ogni giorno di più conosce e ama l’arte. Grazie alla costanza della Casa d’Alba questi capolavori unici sono arrivati fino a noi e ora voglio offrili a tutti gli abitanti e i visitatori di Madrid». L’ha affermato il duca d’Alba, Carlos Fitz-James Stuart, annunciando che il Palacio de Liria, il domicilio privato più grande di Madrid e quello in cui si conserva la collezione d’arte più importante, aprirà le sue porte al pubblico il prossimo settembre.

Dato il gran numero di oggetti collocati non come in un museo, ma come in una casa vissuta e vivibile, le visite al palazzo, ubicato nella centrale calle de la Princesa e costruito in stile neoclassico nella seconda metà del ’700 da Ventura Rodríguez, saranno scandite in gruppi di venti persone, dureranno poco più di un’ora e permetteranno di scoprire il frutto di 600 anni di mecenatismo.

Dunque da settembre non saranno più necessari due anni di lista d’attesa per visitare il palazzo, sinora aperto gratuitamente soltanto un giorno alla settimana, il venerdì dalle 10 alle 12 in turni di 16 persone. Il biglietto d’ingresso, comprensivo di audioguide in diverse lingue, costerà 14 euro ed è già possibile acquistarlo online (www.palaciodeliria.com). Con questo annuncio il XIX duca d’Alba, figlio della celebre duchessa Cayetana (1926-2014), ospite fissa delle riviste patinate, continua il progetto iniziato nel 2016 con l’apertura del Palacio de las Dueñas di Siviglia e proseguito l’anno scorso con il Palacio de Monterrey di Salamanca.

Il pubblico accederà al primo piano e al pianterreno, dove si trova la biblioteca con più di 18mila volumi e straordinarie rarità, come l’unica raccolta di lettere di Cristoforo Colombo in mani private, l’ultimo testamento olografo di Fernando il Cattolico e la prima edizione del Quijote del 1605. Tra i dipinti più importanti spiccano i ritratti della marchesa di Lazán dipinti da Goya e quelli della XIII duchessa d’Alba, che morì senza eredi e fu quindi responsabile della dispersione del patrimonio con perdite irreparabili come la vendita della «Venere allo specchio» di Velázquez o «L’educazione di Cupido» di Correggio, ora proprietà della National Gallery di Londra.

Si deve al suo successore, Carlos Miguel Fitz-James (1794-1835), l’aver recuperato gran parte della raccolta, che vanta opere di Bellini, Perugino, Tiziano, Luca Giordano, Andrea del Sarto, Guido Reni e Rembrandt. Spiccano quattro opere tra le quali un autoritratto di Anton Raphael Mengs, due ritratti del granduca d’Alba, dipinti da Tiziano e da Rubens, l’«Infanta Margarita» di Velázquez, «Juan de Miranda» di Murillo, «San Domenico» di Zurbarán e «Cristo sulla croce» del Greco. Sono acquisti che costarono al XIV duca la rovina economica; prima, però, riuscì ad acquistare opere importantissime come la «Madonna della melagrana» di Beato Angelico, che nel 2016 i suoi eredi hanno venduto allo Stato spagnolo per 18 milioni di euro.

Completano la collezione un nucleo di porcellane, e poi orologi, tappeti e mobili di differenti stili ed epoche tra cui spiccano quelli fabbricati dai celebri ebanisti Riesener e Jacob, e quelli portati dall’imperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III, che trascorse nel palazzo gli ultimi anni della sua vita.

La trasformazione del palazzo in museo non ha snaturato l’identità della casa, che continua a essere (al secondo piano) una delle residenze del duca; è una formula abituale in Gran Bretagna, ma del tutto nuova per la Spagna. Gli unici cambiamenti interessano la climatizzazione, la sicurezza e la messa a punto dell’allestimento. Così volle la duchessa Cayetana che nel 1976 creò la Fundación Casa de Alba per mantenere integre le collezioni di famiglia: un patrimonio costituito da 219 dipinti a olio, 54 disegni, 177 acquerelli, 137 miniature, 52 tappeti e la citata biblioteca.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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