La bellezza e l’invenzione, da Leonardo a Pascali

Al Museo della Città di Livorno sono affiancate ai fogli del maestro toscano opere di arte moderna e contemporanea, in omaggio a Carlo Pedretti

«Studio per concetto spaziale» (1949-51), di Lucio Fontana
Valeria Tassinari |  | Livorno

Quindici disegni autografi di Leonardo tratti dal Codice Atlantico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano e il Codice sul Volo degli Uccelli della Biblioteca Reale di Torino, oltre a opere grafiche e dipinti di autori leonardeschi, tra i quali la «Leda e il cigno» di Francesco Melzi, sono il nucleo fondante di una mostra che individua nella ricerca di «Bellezza e invenzione» la chiave per rendere omaggio non solo al genio del maestro fiorentino del Rinascimento ma anche, in stretta connessione con i temi chiave del progetto, al professor Carlo Pedretti (Casalecchio di Reno (Bo), 6 gennaio 1928-Lamporecchio (Pt), 5 gennaio 2018), che dell’artista è stato tra i più appassionati studiosi.

Al nucleo di settanta opere antiche che compongono la sezione propriamente leonardesca, curata da Sara Taglialagamba, storica dell’arte e direttrice della Nuova Fondazione Rossana e Carlo Pedretti di Lamporecchio, si affiancano infatti nel progetto anche numerose presenze contemporanee, selezionate per l’allestimento «Omaggio a Carlo Pedretti» curato da Paolo Cova, direttore scientifico del Museo della Città di Livorno, nella cui collezione (che a breve sarà riallestita) figurano tra le altre opere di Pino Pascali (in mostra il suo «Grande Rettile» installato nell’ex chiesa del Luogo Pio), Getulio Alviani, Piero Dorazio, Lucio Fontana, alle quali saranno accostate alcune opere di proprietà della Fondazione stessa, con una scelta di autori tra i quali Keith Haring, Arnaldo Pomodoro, Aligi Sassu, Giorgio Morandi.
Uno dei fogli leonardiani in mostra
A sottolineare la connessione tra le due sezioni della mostra, dunque, gioca l’indiscutibile influenza che Leonardo ha continuato ad esercitare nel tempo con le sue ricerche formali e scientifiche, la cui fortuna critica ha esercitato un’azione ininterrotta sulla sperimentazione artistica di ogni tempo, partendo dalla sua epoca fino alla molteplicità di espressioni che il suo multiforme pensiero ha continuato a sollecitare anche nel Novecento e oltre. A conferma di questo, tre disegni di Lucio Fontana «Studio per concetto spaziale» (1949-51) verranno esposti accanto ai disegni architettonici di Leonardo.

Le ragioni della scelta di Livorno per questa esposizione sono diverse. «Tra il 1503 e il 1504, ricorda la curatrice, Leonardo produsse straordinarie e bellissime mappe cartografiche che raffiguravano la Toscana nell’area che da Firenze si estende al mare, delineandone gli invasi idrografici, le fortificazioni e l’aspetto di quella miriade di castelli e borghi. In queste mappe particolare attenzione ha prestato a Livorno e a Piombino. I fogli dedicati a questo lembo di Toscana concorrono perfettamente a riflettere il connubio strettissimo che si instaura in Leonardo tra “bellezza” e “invenzione”». A questo aggancio con la città si aggiunge poi la curiosa vicenda di un disegno grottesco di Leonardo appartenuto in passato al rabbino livornese Giacomo Nunes (la scoperta dopo otto anni di studi è stata fatta da Massimo Signorini) e, infine, il legame con il territorio di Pedretti, pensando al quale si è immaginata questa riflessione sull’idea di ricerca, tesa tra estetica e conoscenza, insita nell’arte contemporanea. La mostra è organizzata in collaborazione con Metamorfosi Eventi.

© Riproduzione riservata «Il grande rettile» (1966), di Pino Pascali
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