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La Banca d'Italia e il valore del turismo sul Pil

L'inchiesta mostra punti di forza e limiti del sistema, tra concentrazione dei flussi turistici, limitata digitalizzazione e collegamenti carenti: stranieri ok, Sud sofferente

Fabio Panetta, vice direttore generale della Banca d'Italia

Roma. Utili e interessanti i risultati del progetto di ricerca «Turismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo», condotto dal Dipartimento Economia e statistica e della rete territoriale della Banca d’Italia e coordinato da Andrea Petrella e Roberto Torrini.

Paese di antica vocazione turistica, basti pensare al Grand Tour dei secoli passati, ancora agli inizi degli anni Ottanta del Novecento l’Italia era seconda soltanto agli Stati Uniti. Negli ultimi vent’anni però tutto è cambiato, viaggiare è diventato molto facile ed economico, trasformandosi in un fenomeno di massa. L’Italia, da sempre leader sia in cultura sia in natura, trae oggi dal turismo oltre il 5% del Pil, oltre il 6% dell’occupazione e circa il 40% delle esportazioni di servizi, un peso economico comparabile a quello di Francia e Spagna. L’analisi tuttavia evidenzia negli ultimi due decenni prima una drammatica perdita di quote di mercato, poi un recupero di cui si analizzano modi e ragioni.

«Il ritardo è stato ampio fino al 2010, ricorda il vicedirettore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta, quando la spesa dei turisti stranieri in Italia è aumentata (rispetto al 1999) di meno del 10%, a fronte di un’espansione della domanda potenziale di quasi il 40; ne è derivata una perdita media annua di ricavi potenziali valutabile in circa 4 miliardi di euro». Dal 2011 i prezzi più competitivi e le tensioni geopolitiche nel mondo hanno invertito la tendenza, con un forte recupero: un aumento medio annuo del 4,3% della spesa degli stranieri in Italia, a fronte dello 0,8 del decennio precedente. Il divario, rispetto alla domanda potenziale, si è assottigliato di molto rimanendo comunque negativo, ma contenendo a circa 1,5 miliardi di euro l’anno gli introiti mancati.

«Si può stimare, dice ancora Panetta, che se nel periodo 1999-2017 la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese fosse cresciuta quanto la domanda potenziale, il Pil italiano sarebbe oggi più elevato di 0,8 punti percentuali». La ripresa è avvenuta soprattutto grazie al turismo straniero, specie quello culturale (con spese cresciute del 9% l’anno nel periodo 2010-17), a fronte di una flessione del turismo per viaggi d’affari, che ha risentito naturalmente della crisi economica internazionale e di quella italiana in particolare. L’analisi dei flussi ha poi evidenziato una forte presenza da Paesi extra Ue, con quote crescenti in particolare da Usa, Canada, Australia, Giappone e Cina, quest’ultima con un peso ancora risibile rispetto al suo gigantesco potenziale.

Tra i Paesi europei, in recupero gli arrivi da Francia, Gran Bretagna, ma soprattutto Germania, da sempre la più presente, mentre solo dal 2015 si sono visti segnali positivi anche nel turismo domestico. La ricerca scandaglia pure i problemi relativi, primo tra tutti l’annosa questione meridionale, un complesso di regioni che con oltre la metà dei siti archeologici, un quarto dei musei, quasi l’80% delle coste e i tre quarti del territorio destinato a parchi nazionali, attrae solo il 15% della spesa totale del turismo straniero, malgrado i recenti progressi.

C’è poi da migliorare la disomogenea distribuzione territoriale dei flussi, evitando eccessive concentrazioni sempre nelle stesse città d’arte (Roma, Firenze e Venezia) e nel periodo estivo, il potenziamento di segmenti quali il turismo congressuale e fieristico, lo stimolo a mettere in campo adeguate politiche di settore e trasversali per la competitività, la fondamentale sfida della digitalizzazione colmandone i ritardi, l’eccessiva frammentazione e l’assenza di operatori di caratura internazionale, il grave problema di collegamenti e trasporti anche locali specie al Sud.

«Per migliorare la capacità di interpretare le tendenze in atto, conclude Panetta, e definire appropriate politiche di intervento, è necessaria un’informazione statistica sul turismo tempestiva e di alta qualità, che permetta di esaminare l’evoluzione di domanda e offerta e valutare l’efficacia delle strategie, pubbliche e private, di sviluppo del settore».

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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