L’uomo barbuto con la sfera del cosmo

Una mostra indaga la possibile influenza esercitata sulla «Scuola di Atene» dall’umanista Angelo Colocci

Il particolare con Angelo Colocci nella «Scuola di Atene» di Raffaello
Stefano Miliani |  | Jesi (An)

L’umanista e il pittore. «Raffaello e Angelo Colocci. Bellezza e scienza nella costruzione del mito della Roma antica» ai Musei Civici di Palazzo Pianetti a Jesi fino al 30 settembre è tra le mostre raffaellesche del 2020 recuperate quest’anno.

Con pezzi dall’antichità romana, come l’«Arianna addormentata» dell’Archeologico di Firenze ed esposta di norma agli Uffizi, libri antichi, dipinti e un percorso multimediale, la rassegna indaga la possibile influenza esercitata sulla «Scuola di Atene» dall’umanista nato a Jesi nel 1467 e morto a Roma nel 1549 dove fece carriera alla corte pontificia diventandone tesoriere generale nel 1538.

Ci spiega il legame Giorgio Mangani, autore di uno studio su Colocci e curatore dell’esposizione insieme a Francesco Di Teodoro, Ingrid Rowland, Vincenzo Farinella e Paolo Clini: «È un personaggio straordinario e sottovalutato. Furbo, abile nelle speculazioni edilizie, linguista, Colocci collezionò antichità, aveva rapporti con il Bramante e come presidente dell’Accademia Romana deve essere entrato in contatto con Raffaello. Ritengo che nella “Scuola di Atene” sia lui l’uomo barbuto con la sfera del cosmo in mano vicino all’autoritratto del pittore».

Tra i motivi dell’identificazione Mangani riporta che Colocci «scriveva un trattato di cosmologia mai completato». Gli organizzatori sono il Comune con i Musei Vaticani e l’Università Politecnica delle Marche. Catalogo Maggioli di Rimini.

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