L’undicesimo festival di Arianna

Dal 2022 sarà Paolo Woods a guidare Cortona On The Move dopo dieci anni di direzione di Arianna Rinaldo

Arianna Rinaldo © Paolo Verzone
Monica Poggi |  | Cortona (Ar)

Promosso dall’associazione Onthemove, il festival internazionale Cortona On The Move è nato nel 2011 con l’obiettivo di diffondere e promuovere la cultura fotografica contemporanea attraverso mostre ed eventi che animano il centro della cittadina etrusca. Dopo dieci anni alla sua guida, Arianna Rinaldo a partire dall’edizione del 2022 cederà la direzione artistica a Paolo Woods, fotografo, regista e docente noto per i suoi progetti a lungo termine in cui coniuga fotografia e giornalismo. Abbiamo chiesto un bilancio alla Rinaldo.

L’undicesima edizione del festival è l’ultima sotto la sua guida. Quali sono i temi che hanno caratterizzato la sua direzione?
Più che di temi, preferisco parlare di approccio. Quando ho iniziato dieci anni fa, nel secondo anno di vita del festival, non c’era ancora una formula da seguire e non sceglievamo temi specifici. Le mie scelte nascevano sempre da uno sguardo vicino e diretto su ciò che stava succedendo nel mondo. Io vengo da una formazione di fotografia documentaristica, a partire da quella più tradizionale della Magnum, dove ho iniziato a lavorare vent’anni fa, fino a esperienze contemporanee, quindi il mio occhio va sempre in quella direzione. Solo negli ultimi anni abbiamo iniziato a definire in maniera più chiara un filone di ricerca, come per l’anno in cui abbiamo invitato solo fotografe o quando abbiamo fatto una riflessione sul rapporto fra esseri umani e paesaggio. Più che una scelta astratta però è sempre stato il momento storico a guidare.

Quali sono i motivi della sua scelta e quali programmi ha?
Cortona On The Move rimarrà per me un punto fisso, ma credo che i cambiamenti siano importanti per la creatività e la rigenerazione degli eventi culturali e artistici. Ancora non ho un programma definito per il futuro; ho sempre portato avanti in parallelo attività di consulenza, curatela, insegnamento ed editoriali. Sono quindi aperta alle opportunità che si presenteranno.

Quanto il Coronavirus ha influito sulle sue scelte?
Sulla pandemia abbiamo iniziato subito a riflettere. Ci siamo concentrati su The Covid-19 Visual Project, una piattaforma online nata con l’intento di creare una memoria storica per il momento che stavamo vivendo. Quando abbiamo potuto realizzare fisicamente il festival ci siamo appoggiati a questo progetto. Dopo il periodo di crisi è stato naturale pensare all’essenza dell’essere umano: con «We are Humans» abbiamo voluto porre al centro l’essenziale, le relazioni, la famiglia, i legami, tutto ciò che ci rende quello che siamo.

Quali sono stati i momenti, le mostre o gli incontri più significativi?
È un po’ come chiedere: «Qual è il tuo figlio preferito?»… Impossibile dirlo! Sicuramente sono stati anni di crescita ed evoluzione per me e per tutta la squadra. Abbiamo iniziato come gruppo di giovani amici, fra cui chiaramente molti professionisti, e insieme abbiamo messo in piedi ciò che è ora Cortona On The Move. La cosa più bella è stata vedere come, col tempo, l’impegno si sia tradotto in un riconoscimento internazionale. Siamo diventati un punto di riferimento, in Italia e in Europa, attirando anche sponsor importanti come Intesa Sanpaolo e Canon. Sono tante le soddisfazioni, graduali ma continue, che ci hanno spronato a non adagiarci su ciò che era già stato fatto. Inizialmente ci identificavamo come festival di «fotografia in viaggio», poi come «festival internazionale di fotografia» e, infine, «festival internazionale di visual narrative». Queste modifiche raccontano un desiderio di metterci in gioco e di evolvere anche a partire dai cambiamenti del linguaggio visivo, aprendoci a visioni e modi diversi di raccontare, la cosa per noi più importante.

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