L’ultimatum di Carmen Thyssen

Roberta Bosco |  | Madrid

Venticinque anni fa lo Stato spagnolo acquistava dal barone Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza (1921-2002) 775 opere in cambio di una sede in cui esporle, il madrileno Palacio Villahermosa, e di 44.100 milioni di pesetas, cifra molto inferiore al loro valore reale.

Nel 1999 la moglie di Thyssen, Carmen «Tita» Cervera firmava con lo Stato un accordo con cui prestava a titolo gratuito per dieci anni la propria collezione personale. Rinnovato di anno in anno, l’ultimo accordo, scaduto lo scorso 31 gennaio, è stato però prorogato solo per tre mesi. La baronessa infatti chiede ora allo Stato un «un quadro legale che tuteli il valore della collezione e garantisca l’accessibilità e la mobilità delle opere, al fine di aumentare la loro visibilità internazionale».

Si parla di 429 opere, valutate 800 milioni di euro. Tita si è spesso lamentata della mancanza di liquidità e non ha esitato a vendere
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