L’Outsider art fa quasi sold out

La 30ma edizione della fiera newyorkese conferma il trend in crescita nel mercato primario e quello secondario non è da meno

La North Shore Gallery all’Outsider Art Fair
Elisa Carollo |  | New York

Si è svolta a New York nel Metropolitan Pavillion dal 3 al 6 marzo la 30ma Outsider Art Fair. 65 gli espositori, tra quelli «specializzati in Art brut che partecipano da anni e nuove gallerie per lo più newyorkesi o americane», spiega la direttrice Nikki Iacovella. Tra le gallerie specializzate Fleisher/Ollman (Philadelphia), accanto a nomi del contemporaneo newyorkese come James Fuentes o Nicelle Beauchene Gallery.

In crescita l’interesse e il mercato, consistente il flusso di visitatori, tra cui direttori e curatori di importanti musei. Come racconta Andrew Edlin, proprietario della fiera e dealer nel settore «gli “outsider”, artisti autodidatti, sono voci individuali e indipendenti». Spesso sono figure terze, come famigliari o ricercatori, a introdurli nel sistema.

Alcuni degli artisti in fiera erano inclusi nella Biennale di Venezia di Massimiliano Gioni «Il Palazzo Enciclopedico» (2013). L’interesse, soprattutto in America, è connesso anche alla possibilità di ridare una voce alla comunità afroamericana. Aldilà di Bill Taylor, nato in schiavitù in Alabama, tante le opere in fiera di artisti, per lo più schiavi anonimi, come il libretto anonimo del 1866 con testo e 12 disegni sulla storia di emancipazione di una famiglia di schiavi, presentato da Norman Brosterman.

A un allargamento del canone, che include voci «esterne», si rifaceva la sezione «Beyond Genres: Self-Taught Artists Making Contemporary Art», curata da Paul Laster con artisti autodidatti contemporanei, alcuni molto richiesti come Charles Avery, Hassan Hajjaj, Eddie Martinez e Bony Ramirez.

Nella sezione «Field Trip: Psychedelic Solution, 1986-1995», curata da Fred Tomaselli, Bruce Conner o Joni Mitchell e altri artisti legati alla scena psichedelica promossa dalla underground Greenwich Village gallery, e Jacaeber Kastor.

Consistenti le vendite. Quasi sold out lo stand di Fleisher/Ollman, con opere di Bill Taylor (50mila-150mila dollari) e James Castle (9mila-14mila dollari), gettonatissimi in fiera, e anche di Dorothy F.Foster. Anche le grandi gallerie iniziano a interessarsi al genere: Bill Taylor e James Castle sono promossi da alcuni anni da David Zwirner. Altri artisti acclamati sono stati Thornton Dial (prezzi sui 50mila dollari) della Blum & Poe; e Purvis Young.

Il collezionismo, soprattutto americano, è sempre più interessato alle «minoranze» e alle nicchie ancora poco esplorate (e poco speculate) con prezzi accessibili e ampie prospettive di crescita.

L’interesse per la categoria si attesta anche nel mercato secondario: poche settimane fa l’asta di Christie’s degli outsider ha totalizzato 2,2 milioni di dollari con il 98% di lotti venduti (143 quelli proposti), molti nomi hanno raddoppiato la stima.

All’interesse per l’outsider si collega infine la riscoperta di artisti indigeni, in particolare aborigeni australiani, ma causa Covid, erano poche le gallerie australiane in fiera.

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