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L’ossessione di Picasso per Jacqueline

Al Barberini Museum di Potsdam l’intera opera tarda del maestro di Malaga

«Madame Z (Jacqueline con fiori), 1954, di Pablo Picasso. © Succession Picasso VG Bild-Kunst, Bonn 2019. Foto Claude Germain

Potsdam (Germania). Barberini Museum propone la Collezione Jacqueline Roque (oggi proprietà di sua figlia Catherine Hutin). Dal 9 marzo al 16 giugno, si può apprezzare con «Picasso. Das späte Werk. Aus der Sammlung Jacqueline Picasso» pressoché l’intera opera tarda del maestro di Malaga.

Nei suoi ultimi vent’anni Picasso elesse la più giovane di 46 anni Jacqueline, sua seconda e ultima moglie, a modella prediletta nonché la più ritratta in assoluto nella sua lunga carriera. Su sfondi macroscopici, poco dettagliati e scarsamente dipinti, si staglia in primo piano la figura umana cubisticamente frammentata insieme ad altri volumi elementari di decorazione.

Ultrasettantenne, Picasso cita e rielabora altri grandi, facendoli suoi (e di Jacqueline): come il Delacroix di «Femmes d’Alger» (1834), rivisitato in 15 dipinti e 2 litografie, il Manet di «Lola de Valence» (1862), con Jacqueline nei panni della ballerina con mantilla adorata da Baudelaire, o il Diego Velázquez di «Las Meninas» (con una serie di ben 58 opere).

Negli ultimi 11 anni di febbrile attività spinse il suo lavoro ancora più indietro, fino ai vecchi maestri, fra cui predilesse Rembrandt. La mostra promette anche altre sorprese, ma saranno svelate solo all’apertura.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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