L'ospite (s)velato

Da OTTO a Bologna l'attualità della velatura, intesa come esercizio caparbio di riflessione sulla temporalità dell’opera

Luigi Carboni, «Ridisegnare», 2019
Valeria Tassinari |  | Bologna

Tre interpreti della ricerca pittorica alla galleria OTTO, che con la mostra «L’Ospite» (fino al 15 gennaio) esplora l’attualità della velatura, intesa come esercizio caparbio di riflessione sulla temporalità dell’opera. Attenti alla dialettica tra sovrapposizione e sottrazione (modalità esecutiva e metafora concettuale di un’indagine sulla dilatazione del concetto di tempo che merita attenzione) i tre artisti la interpretano in maniera radicalmente differente e così, pur accomunati dalla ricercata attenzione alla stesura, propongono i loro lavori più recenti in stanze indipendenti.

Per Luigi Carboni (Pesaro, 1957) il fare è un’intima costruzione di ritorni, e «ri-disegnare» significa trovare, attraverso un processo additivo di eventi visuali, evocazioni sospese tra astrazione e allusione figurale. Per Luca Caccioni (Bologna, 1962), la velatura è, invece, sottrazione di materia, alleggerimento progressivo che raggiunge un’evanescenza di volo e respiro, perdendo ogni rapporto con la realtà della quale l’immagine pittorica si pone come l’ultima traccia prima della dissolvenza.

Infine c’è «l’ospite» Giuseppe Stampone (Cluses, Francia, 1974) che, diversamente dai due colleghi, ormai «classici» della galleria bolognese, vi espone per la prima volta, presentando i suoi ritratti pienamente figurativi. Attraverso un lavoro di appropriazione di icone appartenenti all’immaginario globalizzato dell’arte, l’artista lavora sull’accurata dilatazione del tempo di esecuzione, per trasformare i suoi disegni in «copie intelligenti», in quanto concettualmente sedimentati grazie alla lenta stratificazione del segno che ri-genera.

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