Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Notizie

L’orgoglio di esserci di nuovo. Martinez | Louvre

ARTPRIDE | «Non è la fine delle grandi mostre: tornate presto!»

Jean-Luc Martinez, 56 anni, è presidente e direttore del Louvre dal 2013

Dopo quattro mesi di sale vuote, il Louvre (che ha dovuto rimborsare più di 100mila biglietti), ha riaperto le porte il 6 luglio. L’impatto del Covid-19 potrebbe trascinarsi ancora per diversi mesi ed già costato al museo 40 milioni di euro solo in biglietti invenduti. Nell’attesa che i turisti ritornino, soprattutto gli stranieri, la frequentazione del museo più visitato del mondo (9,6 milioni di ingressi nel 2019) è stimata per le prossime settimane al 10-30% rispetto al «normale». Saranno ammessi, su prenotazione obbligatoria, non più di 400-500 visitatori ogni 30 minuti.

La frequentatissima ala Denon, con i capolavori della pittura italiana e la sala della Gioconda, attraversata anche da 30mila persone in un giorno, potrebbe accoglierne tra 5 e 10mila. Pur restando chiuso nei mesi scorsi, il Louvre non è rimasto fermo. Il sito, regolarmente alimentato di nuovi contenuti, ha conosciuto un boom di visitatori virtuali, passando dalle abituali 40mila visite al giorno a picchi di 400mila, il 77% delle quali dall’estero. Il profilo Instagram ha superato i 4 milioni di follower. Il museo (con i 450 dipendenti in smartworking) ha predisposto un nuovo calendario mostre e un complesso protocollo sanitario. Facciamo il punto con il presidente e direttore Jean-Luc Martinez.

Con quali novità si presenta il Louvre alla riapertura?
I visitatori trovano la maggior parte dei nostri spazi aperti e più di 30mila opere da scoprire. La stagione dedicata ai geni del Rinascimento che, dopo Leonardo, era in programma per la primavera è stata rinviata a ottobre grazie alla collaborazione dei nostri colleghi europei. Parliamo delle mostre «Il corpo e l’anima. Da Donatello a Michelangelo, sculture del Rinascimento» e «Albrecht Altdorfer, maestro del Rinascimento tedesco». Sono felice di portare avanti la collaborazione con i musei italiani: costruire insieme la mostra «Corpo e anima», con una curatela franco-italiana (Marc Bormand, Beatrice Paolozzi Strozzi e Francesca Tasso, Ndr), è un simbolo forte. E sono anche molto felice che la mostra «Raffaello», per la quale la Francia e l’Italia hanno firmato un accordo di scambio, abbia potuto riaprire.

Come cambierà la visita al Louvre?

La sicurezza di tutti è la nostra priorità. Saranno obbligatori prenotazione per fasce orarie e naturalmente il rispetto delle misure di contenimento e distanziamento. I percorsi di visita saranno unidirezionali e indicati con frecce, per evitare che i flussi di visitatori si incrocino. Tutto ciò implica la chiusura di alcune sale, tra cui quelle della scultura francese del Medioevo e Rinascimento, il piano inferiore delle arti dell’Islam e le sale al secondo piano con la pittura francese e dell’Europa del Nord.

Come si visiterà la Gioconda?

Anche qui sarà imposto un senso di visita, entrata-uscita. Ma molto probabilmente non saremo di fronte all’affluenza abituale. È davvero l’occasione ideale per venirla ad ammirare in un’intimità assai rara.

Quale impatto finanziario ha avuto la crisi sanitaria?

È troppo presto per valutarlo: non sappiamo ancora quanto tempo ci vorrà perché ritorni il pubblico, sopratutto internazionale. Esperienze come l’11 settembre o gli attentati di Parigi hanno mostrato che ci possono volere anche due o tre anni perché il turismo internazionale torni al livello di prima della crisi. Bisognerà aspettare il 2021? Il 2022? I conti li faremo alla fine, ma le perdite saranno importanti, a livello sia della biglietteria (il 75% dei nostri visitatori sono stranieri) sia degli introiti da concessioni, organizzazione di eventi, mecenatismo. In questo momento di difficoltà, chiedo ai nostri sostenitori e agli innamorati del Louvre, ovunque nel mondo, di essere al nostro fianco. Anche solo tornando a varcare le soglie del museo!

Questa epidemia può cambiare, a lungo termine, l’esperienza dei musei e dell’arte?

Credo poco nelle grandi svolte. Ci sono grandi probabilità che il «mondo di dopo» somigli molto al «mondo di prima». Ma questo non è per forza un male. Un museo come il Louvre è fatto per accogliere un pubblico numeroso e popolare. Per molti nostri visitatori, il Louvre è il primo museo in cui entrano. Il nostro compito è mostrar loro che l’arte non appartiene a un’élite, ma che è un bene di prima necessità e deve restare accessibile a tutti.

Quale futuro prevede per la grandi mostre internazionali?

Sento dire ovunque che l’era delle grandi mostre è finita. Personalmente, ho sempre sostenuto che sono innanzi tutto le collezioni permanenti a fare un museo. Ma la crisi non segna la fine delle grandi mostre. Esse restano necessarie per far avanzare la ricerca e permettere al pubblico che non può viaggiare di accedere ai capolavori. È imperativo però che le mostre si mettano al servizio delle collezioni. Di sicuro ci saranno meno mostre, ma è essenziale che esse continuino a esistere.

Quale lezione trae da questa crisi?

Che le persone sono assetate di cultura! Molti hanno cercato spontaneamente nei musei un po’ di poesia mentre erano confinati in casa. La frequentazione del sito Louvre.fr si è moltiplicata per dieci: in tre mesi abbiamo registrato più di 10 milioni di visite, quanto i visitatori fisici del museo in un anno di frequentazione elevata.

Come valuta, alla luce degli ultimi mesi, alcune scelte passate del Louvre per attirare un numero sempre più elevato di visitatori? I lavori di ampliamento della Piramide, le collaborazione con partner popolari....

Ne sono fiero! La nostra ragione di esistere è accogliere le persone. L’ultima campagna di ristrutturazione di analoga portata risaliva ai tempi del Grand Louvre e della Piramide. Era urgente fare i lavori per offrire un’accoglienza in condizioni decenti. Non c’è da arrossire nell’essere popolari: siamo un museo d’arte antica e la grande maggioranza dei nostri visitatori ha meno di 30 anni, è un miracolo! Il Louvre non può essere un museo «confidenziale», deve restare aperto sul mondo. I nostri partner popolari ci hanno permesso di raggiungere pubblici che, in certi casi, non avevano mai neanche sentito parlare del Louvre. Centinaia di milioni di persone hanno visto il clip di Beyoncé e Jay-Z. Un museo pieno può diventare una sfida, ma non è mai un problema. Questo periodo di isolamento lo ha provato! Come ha provato che, senza il pubblico turistico, faremo fatica a finanziare la conservazione del nostro patrimonio.

Come saranno i musei dopo questa crisi?

Nelle società vulnerabili i musei devono continuare a mostrare la loro utilità. E perché sia così, devono essere presenti nel quotidiano delle persone. Ciò implica, per noi, moltiplicare l’offerta digitale: il Louvre virtuale deve portare le persone al Louvre reale. Rafforzeremo la nostra politica di accoglienza per famiglie, bambini, giovani attivi. Bisogna inoltre che il Louvre sia collegato al suo quartiere, che diventi una «cité», con un giardino, ristoranti, luoghi di svago. Deve continuare a radicarsi nella regione: 35mila opere del Louvre sono attualmente depositate o in prestito a musei della regione. Porteremo avanti il nostro impegno nelle scuole, nelle fabbriche, nei centri commerciali... Questa crisi ci spinge a diventare un attore locale al servizio delle persone.

L’orgoglio di esserci di nuovo. Bradburne | Brera
L’orgoglio di esserci di nuovo. Piotrovskij | Ermitage
L’orgoglio di esserci di nuovo. Martinez | Louvre
L'orgoglio di esserci di nuovo. Falomir | Prado
L'orgoglio di esserci di nuovo. Bradburne | Brera |  2
L'orgoglio di esserci di nuovo. Schmidt | Uffizi
L'orgoglio di esserci di nuovo. Jatta | Vaticani

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



GDA409 Luglio-Agosto 2020

GDA409 Vernissage Luglio-Agosto 2020

GDA409 Il Giornale di Economia Luglio-Agosto 2020

GDA409 Il Giornale delle Mostre Luglio-Agosto 2020

GDA409 Vedere in Emilia-Romagna

GDA409 Vedere nelle Marche

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012