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L’orgoglio di esserci di nuovo. Jatta | Vaticani

ARTPRIDE | «Guardate la Sistina con tempi più meditati»

Barbara Jatta (Roma, 1962) è la direttrice dei Musei Vaticani dal 2017

La riapertura dei Musei Vaticani il primo giugno ha coinciso con il disvelamento al pubblico della Sala di Costantino appena restaurata, ultima fra le Stanze vaticane dipinte da Raffaello. Alla morte del pittore nel 1520, la Sala fu portata a compimento dai collaboratori dell’Urbinate, tra cui Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Dal marzo 2015 nell’ambiente era stato allestito un cantiere di restauro che, come già anticipato nel 2017 dalla direttrice dei Musei del papa a «Il Giornale dell’Arte», ha consentito di attribuire alla mano di Raffaello le due figure della Comitas e della Iustitia. Abbiamo parlato di questa scoperta con Barbara Jatta e le abbiamo chiesto un bilancio delle prime settimane di riapertura dei Musei.

Direttrice, come si presentano oggi i Vaticani?

Possiamo dirci soddisfatti, non avevamo aspettative altissime, ma i numeri raggiunti sono confortanti: più di 12mila persone a settimana. Sono numeri ovviamente molto lontani dai consueti che, in alcuni periodi dell’anno arrivano, in un giorno, a circa il doppio. Stiamo però offrendo al pubblico l’opportunità di vedere i Musei, nell’interezza del loro percorso espositivo, con occhi diversi, con tempi più meditati, orari di apertura prolungati e in piena sicurezza, seguendo le norme di prenotazione obbligatoria, sanificazione, termo scanner, mascherine. Dopo il lungo periodo di chiusura siamo ripartiti con un nuovo slancio, con spirito rinnovato e condiviso fra tutto il personale dei Musei.

Anche se, in realtà, la vostra attività non si era mai del tutto interrotta.

È così: oltre alla manutenzione generale, si sono compiuti lavori edili, e soprattutto è stato completato il restauro della Sala di Costantino, le cui ricerche e analisi diagnostiche hanno consentito di verificare l’esattezza delle fonti storiche. Raffaello lavorò alle due allegorie femminili, poste tra la «Visione della Croce» e la «Battaglia di Ponte Milvio», realizzandole con l’inusuale e complessa tecnica dell’olio su muro. Secondo i programmi, avremmo dovuto presentare la Sala restaurata il 20 aprile scorso, durante il convegno internazionale di studi rivolto a Raffaello, che è stato invece necessario riprogrammare per la primavera del 2021. Ora questa scoperta si offre alla vista di un pubblico sostanzialmente locale, italiano, in attesa che ritornino gli stranieri, la porzione più consistente dei nostri visitatori. A breve partiranno i lavori di restauro della quarta parete della Sala di Costantino, con l’affresco della «Donazione di Roma», che sarà in questo modo visibile in occasione del convegno del prossimo anno.

Alla sua riapertura, avete deciso di prorogare i prestiti concessi per la mostra «Raffaello» alle Scuderie del Quirinale.

Ci è sembrato logico e naturale. Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie, ci è stato grato poiché molti musei, seguendo il nostro esempio, hanno concesso la loro proroga. Per quanto riguarda tutte le mostre già inaugurate, chiuse per il lockdown e successivamente riaperte, come la bella mostra «Sfida al Barocco» alla Reggia di Venaria, che ha in prestito una nostra opera, abbiamo deciso di seguire questa politica. Molti progetti hanno subito invece un rinvio: al 2022 è stata ad esempio spostata la grande mostra su Raffaello che avrebbe dovuto tenersi in ottobre alla National Gallery di Londra, con la collaborazione dei Vaticani.

I grandi musei dovranno ripensare il proprio assetto?

Se il web, i social, il virtuale sono gli elementi vittoriosi della prima fase del Covid-19, in una prospettiva futura questo non può bastare. È mia convinzione assoluta che nessuna visita virtuale possa sostituire l’esperienza reale, con il suo impatto spirituale ed emotivo. Inevitabilmente però, almeno a breve termine, i grandi musei dovranno ridimensionare e rivedere la programmazione, valorizzando le proprie collezioni. Questo è quanto noi avevamo già in animo di fare per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Raffaello, ad esempio, oltre ai citati restauri, con il riallestimento e la nuova illuminazione della Sala VIII della Pinacoteca, in cui sono ospitati gli arazzi sistini tessuti su disegno di Raffaello, la giovanile «Pala Oddi», la pala della maturità del pittore rappresentata dalla «Madonna di Foligno» e, infine, il suo ultimo dipinto, la «Trasfigurazione».

Quando sarà rientrata l’emergenza sanitaria, che cosa resterà nel tessuto dei musei, ad esempio in termini della qualità della fruizione?

Un esempio concreto: al momento i gruppi delle visite guidate devono essere composti da massimo dieci persone, e non sappiamo se questo si manterrà in futuro, ma sicuramente modalità più concentrate e ridotte offrono l’opportunità di una fruizione consapevole e pausata, secondo una scansione temporale più «antica», meno caotica e dunque più adatta alla meraviglia dei Musei Vaticani. Ovviamente ci auguriamo, però, come ci chiede papa Francesco, di tornare a essere una casa aperta a tutti, per la condivisione di questo bene universale di cui siamo custodi.

L’orgoglio di esserci di nuovo. Bradburne | Brera
L’orgoglio di esserci di nuovo. Piotrovskij | Ermitage
L’orgoglio di esserci di nuovo. Martinez | Louvre
L'orgoglio di esserci di nuovo. Falomir | Prado
L'orgoglio di esserci di nuovo. Bradburne | Brera |  2
L'orgoglio di esserci di nuovo. Schmidt | Uffizi
L'orgoglio di esserci di nuovo. Jatta | Vaticani

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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