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L’orgoglio di esserci di nuovo. Falomir | Prado

ARTPRIDE | «Il museo riapre diverso da come si era chiuso»

Miguel Falomir, 54 anni, direttore del Prado dal marzo del 2017 e, alla sua destra, Javier Solana, presidente del Patronato che gestisce il museo

Dopo quasi tre mesi il Museo del Prado ha riaperto le sue porte con la mostra «Reencuentro». Miguel Falomir, direttore dal 2017, annuncia le novità.

Direttore, come si presenta il Prado dopo la quarantena?

L’emergenza non è rientrata. Si riparte ma siamo ancora sotto il regime imposto dalle autorità sanitarie, riguardo al numero di visitatori e alle condizioni della visita, come l’obbligo di mascherine. Inoltre i lavoratori sopra i 60 anni o con patologie non si sono potuti reintegrare. Questa situazione ci ha obbligato a pensare a nuovi modi di interazione con il museo. Abbiamo realizzato un mix tra la collezione permanente e una mostra temporanea: 250 capolavori di cui 190 si sono spostati per la prima volta in molti anni, concentrati in un quarto del museo. Il resto per ora è chiuso. Abbiamo occupato il museo del XIX secolo, la galleria centrale e le sale adiacenti, lo spazio più diafano e monumentale e, anche se il percorso segue uno sviluppo cronologico, il pubblico può percorrerlo a piacimento. Il museo riapre diverso da come si era chiuso, sono successe troppe cose e non poteva essere uguale. Ora l’incertezza è il sentimento dominante, non sappiamo quando finirà il pericolo e come sarà la cosiddetta nuova normalità. Per adesso «Reencuentro» è prevista fino al 13 settembre, sperando poi di recuperarla, la normalità.

Si farà la mostra dedicata alla Cappella Herrera dei Carracci che avrebbe riunito per la prima volta tutte le pitture e diversi disegni preparatori?

La mostra si sarebbe inaugurata in giugno al Prado, a ottobre nel Museu Nacional d’Art de Catalunya e a febbraio 2021 a Roma, a Palazzo Barberini. Quando si tratta di tre sedi è complicato trovare di nuovo delle date propizie per tutti, ma non vogliamo cancellarla. Si farà tra il 2021 e 2022.

Proseguirà il restauro del Salón de Reinos, che prevede di aumentare di 2.500 metri quadrati lo spazio espositivo?

Abbiamo continuato con l’intervento di restauro e consolidamento dell’edificio fino alla quarantena, ma la parte più importante del progetto dipende dai bilanci generali dello Stato che devono approvare una linea di credito per 5 anni, in modo che, una volta iniziati i lavori, il finanziamento sia assicurato fino alla conclusione. È un budget di poco più di 40 milioni di euro, di cui un quarto è a carico del Prado.

Che impatto finanziario ha avuto la crisi sul museo?

Tremendo! Il Prado si autofinanzia al 70% con i biglietti del pubblico straniero. Dall’inizio della pandemia abbiamo perso 7 milioni e calcoliamo che potremmo perderne non meno di 12-15 e fino a 20 se continua così.

La pandemia cambierà l’esperienza dei musei e dell’arte? È la fine dell’arte per tutti e delle mostre blockbuster?

Il Covid-19 non ha fatto emergere tendenze del tutto nuove, ma ha accelerato e consolidato quelle già presenti, proprio come il dibattito sulle mostre blockbuster. Questa crisi farà aumentere i costi per realizzare le mostre, ma i musei potranno riempirsi di nuovo solo se il turismo ripartirà. In caso contrario, acquisirà maggiore importanza il pubblico nazionale. Tutti ricordiamo le molte polemiche sul museo come destinazione turistica di massa. Questa riapertura è per il pubblico madrileno: da molto non succedeva. Normalmente il 70% dei visitatori sono stranieri e il 30% spagnoli, di cui solo il 18% di Madrid.

Quali sono i principali obiettivi per il futuro?

Come per altri musei simili al nostro, uno dei grandi problemi è costituito dalle risorse economiche. Fino a oggi abbiamo vissuto grazie al flusso massivo di turisti e la possibilità che si ripeta un lockdown genera una tremenda incertezza. Nel caso dei musei pubblici come il Prado, lo Stato deve assumere un ruolo più attivo nella gestione e dare risposte alle necessità della società post Coronavirus. I musei sono le istituzioni leader del mondo culturale. Il Prado non ha problemi economici immediati, ma è fondamentale che in autunno, con i nuovi bilanci generali, si modifichi l’attuale modello di finanziamento che ha dimostrato la sua fragilità.

Che cosa presenterete in settembre?

Speriamo di poter riaprire tutto il museo con alcune novità nella collezione, tra cui il nuovo allestimento della collezione di Hieronymus Bosch, la più importante del mondo di questo pittore. In ottobre inauguriamo la mostra che dovevamo aprire il 30 marzo sull’immagine della donna e il suo ruolo nell’arte spagnola dell’800.

È un modo per saldare un debito con le donne?

Credo che il Prado non abbia discriminato più degli altri musei di pittura antica, anzi. Non siamo stati un’eccezione nel passato, ma adesso ci sono pochi musei che lavorano sulle donne artiste e sulla rappresentazione delle donne nell’arte come lo sta facendo il Prado.

Continuerete la vostra intensa attività online?

Abbiamo avuto un feedback eccezionale e gli utenti sono aumentati di 4 milioni. La varietà e l’abbondanza dei contenuti e la presenza sui social network sono stati fondamentali per aggregare nuovi pubblici, moltissimi italiani e russi per esempio. Il sito è diventato uno strumento didattico molto valido, non è stato usato solo per intrattenimento ma ha raggiunto un enorme ruolo sociale.

L’orgoglio di esserci di nuovo. Bradburne | Brera
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L'orgoglio di esserci di nuovo. Schmidt | Uffizi
L'orgoglio di esserci di nuovo. Jatta | Vaticani

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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