L’oracolo moderno lascia gli interrogativi irrisolti

Alla Fondazione VOLUME! un’esperienza percettiva al di fuori del comune con Catherine Biocca

Una veduta dell’installazione di Catherine Biocca. Foto: Alice Ciccarese
Redazione |  | Roma

Alla soglia dei 25 anni di attività la Fondazione VOLUME! rinnova il format che l’ha resa famosa a livello internazionale (ovvero la possibilità data agli artisti di modificare completamente i propri spazi senza alcun vincolo) per iniziare un nuovo ciclo caratterizzato dalla divisione degli ambienti di via San Francesco di Sales in due zone distinte: una prima ampia ma buia (pensata come zona d’attesa) e un’altra ridotta a una piccola stanza isolata e luminosa, priva però di ogni riferimento spaziale.

Una disposizione pensata per innescare delle narrazioni o, detta diversamente, degli ambienti immersivi carichi di senso. A iniziare questo percorso, sotto la supervisione di Lorenzo Benedetti, è stata Catherine Biocca (Roma, 1984) con un intervento dal titolo «POV (You’re my leftovers and I am happy to see you)».

La mostra, visibile fino al 28 gennaio, è un viaggio tra l’ironico e l’inquietante intorno all’uso del linguaggio e della lingua, con un finale enigmatico affidato alla presenza di un moderno oracolo che, in modo apparentemente scanzonato, ci lascia con degli interrogativi irrisolti. Sicuramente un’esperienza percettiva al di fuori del comune e una «messa in scena» così ben architettata da rendere curiosi e ansiosi di vedere il prossimo atto.

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