L’Onu conferma: allarme rosso, ora o mai più

Il nuovo Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) ribadisce la crisi ambientale e fissa gli obiettivi futuri

«The Last Resort», la performance di Latai Taumoepau tenutasi durante la Biennale di Sidney 2020, riflette sulla fragilità degli ecosistemi marini del Pacifico
Alessandro Martini |

Nei mesi delle grandi alluvioni e dei grandi incendi, dall’Europa all’Asia, è stato presentato a inizio agosto il nuovo Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell’Onu, considerato il più autorevole organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. Si tratta dello studio più dettagliato di sempre sul tema, basato sull’analisi di più di 14mila articoli scientifici redatti da oltre 200 scienziati di tutto il mondo. Grande allarme, ma sostanzialmente poco che il pubblico più attento e gli scienziati già non sapessero.

Nel 2018 uno studio dell’Università di Kiel in Germania, pubblicato dalla rivista scientifica «Nature», dava per certi entro il 2100 danni gravissimi provocati dai cambiamenti climatici ai 49 siti del Patrimonio Unesco lungo le sponde del Mediterraneo. 37 di questi saranno inondati: non solo Venezia, ma anche Ferrara, Ravenna, Napoli e la Costiera Amalfitana, Genova, le Cinque Terre e siti siciliani. E poi Tunisi, Haifa, Istanbul e Butrinto, Rodi e Corfù... Dando ampio spazio allo studio, «Il Giornale dell’Arte» apriva la sua prima pagina con i grandi monumenti di Venezia sommersi dalle acque.

Secondo il Rapporto dell’Ipcc, in particolare, l’ultimo quinquennio è stato il più caldo registrato dal 1850 a oggi, e gli ultimi dieci anni potrebbero essere stati il periodo più caldo degli ultimi 125mila anni; analogamente, i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera, prodotti dalle attività umane, sono i più alti degli ultimi 2 milioni di anni. Perché, sottolinea il rapporto, i cambiamenti sono «inequivocabilmente» dovuti alle attività antropiche e sono «senza precedenti»: ma, in particolare, se non si interviene in maniera tempestiva per ridurre le emissioni inquinanti i danni potrebbero essere ancora peggiori.

L’aumento delle temperature è infatti «inevitabile», spiega il Rapporto dell’Ipcc, che ha confermato molti degli allarmi ben noti, e l'ha fatto proprio nelle settimane in cui molti Paesi europei (in particolare Germania, Belgio e Paesi Bassi, ma anche la Cina) erano travolti da alluvioni che hanno provocato morti e danni. I cambiamenti climatici sono anche alla base dell’aumento della frequenza e dell’intensità di ondate di calore nel 90 per cento delle regioni del mondo, spesso collegate proprio allo scoppio di incendi che hanno ugualmemente caratterizzato le ultime settimane nel Mediterraneo, in California e altrove.

Il rapporto è un «codice rosso per l’umanità», secondo il segretario generale dell’Onu António Guterres. L’obiettivo è impedire che nei prossimi decenni le temperature medie globali aumentino di più di 1,5° C rispetto al periodo pre-industriale. L’aumento di 2° C provocherebbe conseguenze come l’ulteriore riduzione dei ghiacci polari e il risultante innalzamento del livello dei mari, tanto da rendere inabitabili ampie zone costiere e l’inaridimento di aree coltivate, con inevitabili esodi di popolazione.

Gli obiettivi della comunità internazionale saranno oggetto della COP26, la 26ma edizione della UN Climate Change Conference of the Parties (Glasgow, dal 31 ottobre al 12 novembre). L’appuntamento sarà anticipato, dal 30 settembre al 2 ottobre a Milano, dal Pre-COP Summit, la riunione ministeriale di 40 Paesi che si tiene tradizionalmente circa un mese prima della COP vera e propria, per offrire a Stati, organizzazioni internazionali e Ong la possibilità di avere un confronto informale sugli aspetti politici chiave del summit. Sempre Milano accoglierà, da 28 al 30 settembre, Youth4Climate, con 400 esponenti dei movimenti giovanili provenienti dai 197 Paesi che hanno firmato la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change).

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Alessandro Martini
Altri articoli in ARGOMENTI