L’oggetto non è una «cosa»

Nei suoi «tableau vivant» Manuele Cerutti libera i reperti della quotidianità dalla loro subalternità e ne rivela anima, memoria e «comportamenti» ridando vita alla natura morta, un genere che la pittura aveva dimenticato

Franco Fanelli |

Liberati dalla subalternità imposta dalla loro funzione, gli oggetti diventano soggetti: questo avviene nel «teatro della pittura» messo in scena da Manuele Cerutti (1976), protagonista di una personale che, aperta fino al 16 aprile, allinea al Wilhelm- Hack-Museum di Ludwigshafen am Rhein (presso Mannheim) una quarantina di opere. Gian Antonio Gilli, autore di uno dei testi in catalogo, inquadra la ricerca di Cerutti alla confluenza tra filosofia e scienza, risalendo al V secolo, quando Empedocle attribuì anche ai vegetali la capacità di provare sensazioni e desideri.

Nel XVIII secolo il filosofo, naturalista e astronomo Pierre-Louis Moreau de Maupertuis estese le identiche facoltà anche ai minerali. Con gli oggetti che nei dipinti di Cerutti diventano «Eroi» o santi protagonisti di sacre (eppure laiche) conversazioni, attori di tableau vivant che a volte alludono a iconografie storicizzate,
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