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Mostre

L’offerta espositiva invernale del Reina Sofía

Una personale dell'austriaca Ceija Stojka e una retrospettiva di Jörg Immendorff

«Komm Jörch wir gehen» (2005) di Jörg Immendorff, Wolfsburg, Kunstmuseum

Madrid. Dal 21 novembre al 23 marzo il Museo Reina Sofía di Madrid presenta la rassegna «Esto ha pasado» (È successo) dell’austriaca Ceija Stojka (1933-2013) che con le sue opere poetiche e di testimonianza sulla persecuzione razziale degli zingari negli anni ’30 e ’40, ha obbligato il Governo austriaco a riconoscere il genocidio del popolo Rom. Nella stessa sede continua, fino al 13 aprile, «Jörg Immendorff. Il compito del pittore», l’ampia retrospettiva che il museo dedica all’artista tedesco noto per il suo impegno politico e i suoi eccessi.

La rassegna, curata da Ulrich Wilmes e organizzata in collaborazione con l’Haus der Kunst di Monaco, ripercorre 40 anni di carriera, attraverso un centinaio di lavori dei suoi diversi periodi: dai grandi cicli narrativi fino ai dipinti per interposta persona dell’ultimo periodo, quando una grave malattia nervosa lo obbliga a dipingere per mezzo di assistenti che seguono alla lettera le sue indicazioni.

Allievo di Joseph Beuys, anarchico e militante di estrema sinistra, Immendorff (Bleckede, 1945-Düsseldorf, 2007) crea un universo pittorico influenzato dalle problematiche sociali, economiche e politiche della Germania postbellica. Dalla dicotomia tra le lusinghe del capitalismo americano e il totalitarismo sovietico scaturisce «Café Deutschland», il ciclo che lo rende celebre (un omaggio al «Caffè Greco» di Guttuso), caratterizzato dal contrasto cromatico e dall’impianto scenografico sovrappopolato di personaggi e simboli.

Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia con un’azione sulle differenze tra le due Germanie divise dal Muro e decide di abbandonare la docenza per dedicarsi esclusivamente all’arte, che diventa il soggetto di cicli come «Akademie», «Rühmen» e «Café de Flore». L’insofferenza per l’autorità e qualsiasi obbligo lo spinge verso una vita dissoluta e una spirale di sesso, alcool e droghe che s’interrompe bruscamente nel 2003, quando è arrestato e ottiene l’indulto rivelando di essere malato.

Completa l’offerta espositiva invernale una retrospettiva del pittore Miguel Ángel Campano (Madrid, 1948).

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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