L’occhio su Art Basel 2022

Reportage in continuo aggiornamento dalla fiera d'arte contemporanea più importante al mondo

La Messeplatz di Art Basel 2022 con l’installazione di Lawrence Weiner
Michela Moro, Elisa Carollo, Anny Shaw |

PARTE TERZA | Il bilancio finale: gli artisti consolidati sempre una garanzia ma non deludono le vendite dei più giovani e le riscoperte al femminile
di Elisa Carollo 

Come già anticipato, Art Basel, la più importante fiera d'arte contemporanea del mondo, è tornata a pieno regime.

I visitatori americani non sono mancati, anzi, mentre si è sentita l’assenza dei collezionisti asiatici, partecipi solo tramite mail e intermediari. Indice di un rinnovato entusiasmo generale sono state le vendite immediate.

Di questa edizione rimarrà sicuramente memorabile quella, concordata da Hauser & Wirth ancora prima della fiera per 40 milioni di dollari, del ragno di più di 3 metri, «Spider», di Louise Bourgeois.

È stata venduta, sempre nelle prime ore, anche l’iconica opera luminosa di Félix González-Torres, «Untitled (Tim Hotel)» del 1992, da un altro colosso del mercato, David Zwirner, per 12.5 milioni di dollari.

Al piano inferiore della «messe» sono stati premiati i nomi consolidati (Calder, Dubuffet e Baselitz). Oltre al Baselitz ceduto a 8 milioni di dollari, sono stati acquistati alla Thaddaeus Ropac due Rauschenberg (in un momento di rilancio dell’artista americano), a 3.5 milioni e a 1.5 millioni di dollari, in collaborazione con Mnuchin e Gladstone (le gallerie hanno appena chiuso due mostre a lui dedicate).

Si conferma l’attenzione per le artiste donne come la pittrice di Chicago Joan Mitchell: un suo olio su tela è andato per 16.5 milioni di dollari nelle prime ore da Pace (con un chiaro mark up rispetto ai 5.5 milioni del 2015 da Christie's) mentre un’opera del «Leone d’oro» Cecilia Vicuña da Lehmann Maupin per 180.000 dollari. Due lavori dell’americana Lynda Benglis hanno realizzato invece rispettivamente 150.000 dollari e 1.2 milioni di dollari dalla galleria belga Xavier Hufkens.

Va bene anche il mercato dei coreani, con due pezzi di Lee Ufan venduti da Lisson a 675.000 e 580.000 dollari, mentre alla Kukje Gallery di Seoul ci sono stati risultati immediati per un Park Seo-Bo (circa 460.000 dollari) e un Ha Chong-Hyun (220.000 dollari).

Per quanto riguarda l’arte italiana, le opere di Boetti, presenti nelle italiane Tornabuoni e MASSIMODECARLO, a conferma del momentum di mercato, guadagnano la prima vendita da Ben Brown con un pezzo acquistato a 2.5 milioni di dollari.

È confermato il successo dell’ultra contemporaneo: delle giovani Avery Singer e Christina Quarles da Hauser & Wirth sono aggiudicati lavori per 600,000 e 800.000 dollari; L’israeliana Doron Lomberg da Victoria Mirò raggiunge i 60.000 dollari mentre Nathaniel Mary Quinn, come anticipato, da Almine Rech supera i 200.000 dollari.

Art Basel è stata anche occasione per annunciare nuove rappresentanze: come Manning Kylie da PACE, Jenna Gribbon da LGDR (in partnership con MASSIMODECARLO). Sempre LGDR, galleria con sedi a New York, Hong Kong, Parigi e Londra, ha venduto a caro prezzo, 950.000 dollari, anche un «gallo in ceramica» di Lucio Fontana.

Unlimited ha stupito come sempre: oltre all’opera dell’artista cubano Yoan Capote, venduta da Continua nella prima giornata per più di 850.000 euro, stessa sorte è spettato all’epico lavoro di Zao Wou-Ki, con  una richiesta di 35 milioni di dollari da LGDR.

Venduta dalla Galleria Silverlens di Makati, nelle Filippine, anche l’ampia installazione di Yee I-Lann, acquisita per 200.000 dollari dalla National Gallery of Victoria, Melbourne, a soli 30 minuti dall’apertura!

Quanto alle fiere satelliti, si segnala che a Liste è stata riservata una certa attenzione all’Ucraina: già nella prima ora d’apertura, la galleria The Naked Room di Kiev ha venduto una grande opera dell’artista Lucy Ivanova per 6.000 euro (per la quale ha continuato a ricevere offerte anche nelle ore successive).
The Naked Room assieme a Voloshyn, che si trova sempre nella capitale ucraina, sono state invitate a partecipare a Liste, dopo che due gallerie russe, Fragment e Osnova, si erano ritirate dalla fiera a marzo in segno di solidarietà.
«Spider» (1996) di Louise Bourgeois da Hauser & Wirth è stato venduto per $ 40 milioni nelle prime ore della giornata VIP in fiera. Foto David Owens
PARTE SECONDA | Dopo la prima giornata soddisfazione per le prime interessanti trattative
di Elisa Carollo e Anny Shaw

Art Basel è tornata, inaugurando con il consueto «champagne breakfast» in cui si è respirata un’aria di festa tra chi celebrava con sorrisi (perlopiù senza mascherine) un’«Europa back to business». A un giorno dall’apertura c’è chi, come Andrew Fabricant, Chief Operating Officer di Gagosian, ha rilevato già un vivace mix tra il pubblico, diverso rispetto alle edizioni precedenti. L’entusiasmo generale si riflette sicuramente nelle pressoché immediate vendite, con range di prezzi al piano superiore fra i 10.000 e i 500.000 dollari, e all’inferiore tra le 7 e le 8 cifre.

Memorabile il «ragno» di più di 3 metri di Louise Bourgeois, «Spider» (1996), la cui vendita è stata confermata nella prima giornata a 40 milioni da Hauser&Wirth, sebbene fosse stata già concordata. Il presidente della galleria, Marc Payot, d’altronde ha dichiarato che la fiera è tornata nelle sue condizioni migliori e di essere piacevolmente sorpreso dal numero di collezionisti ed advicers presenti provenienti dall’Asia.

Tanti i nomi consolidati ricorrenti fra i vari stand al piano inferiore: dai numerosi Calder, dal milione, ai quasi onnipresenti Dubuffet e Baselitz, di cui Thaddaeus Ropac ha venduto il più costoso in fiera per 8 milioni di dollari.

In ambito di presenze spettacolari, l’artista Texano Hugh Hayden «ha portato» per la prima volta la galleria CLEARING, di stanza a New York, Bruxelles e Beverly Hills ad Art Basel (i suoi lavori si aggirano attorno ai 450.000 dollari). Una presentazione tutta sua spetta al francese Jean Marie Appriou che, con affascinanti animali marini in bronzo (fra i 75.000 e i 100.000 euro), occupa un’intera ala del booth di Perrotin. Ancora Appriou spicca nello stand di Eva Presenhuber e di MASSIMODECARLO, che solo recentemente l’ha aggiunto alla propria scuderia, insieme ad altri nomi oggi richiestissimi come Jenna Gribbon e Ferrari Sheppard.

Nella sezione Statements, troviamo Catalina Ouyang, artista della galleria newyorkese Lyles & King, le cui sculture sono andate praticamente sold out al primo giorno (10.000/25.000 dollari). Parimenti grande attenzione è stata data alla giovane Aria Dean, artista della galleria californiana Château Shatto, con una unica scultura simile a quella ora alla Whitney Biennale (prezzo 90.000 dollari).

Innumerevoli sono le opere di Alighiero Boetti, sia in gallerie italiane che internazionali. La londinese Ben Brown dedica un intero focus all’artista con una serie di lavori degli anni Settanta fra 1 e 2 milioni di euro, mentre sono ben due le mappe (richiestissime) portate in fiera, da Tornabuoni per 2.5 milioni di euro e da MASSIMODECARLO per 2.8 milioni di euro: le richieste sono già tantissime.

La scelta di portare artisti già storicizzati e altri in ascesa vale anche per la parigina Galerie Templon che ha optato per nomi come Jim Dine, Jules Olitski e Ed e Nancy Kienholz ma anche per emergenti come Kehinde Wiley o Billie Zangewa e Omar Ba. Tra le prime vendite appare proprio un dipinto di quest’ultimo per 150.000 dollari.

Va forte anche l’ultra contemporaneo, che in alcuni casi guadagna spazio fra i capolavori di artisti consolidati che occupano il piano terra: questo è il caso di Cristina Banban che troviamo affiancato a De Kooning e Baselitz da Skarstedt (venduta prima della fiera a 65.000 dollari) oltre che al piano superiore da Perrotin, da Doron Lamberg e da Victoria Mirò (venduta a 60.000 dollari). I tormentati ritratti di Nathaniel Mary Quinn trovano spazio nello stand di Almine Reich (venduti a più di 200.000 dollari).

Interessante è la strategia di alcune gallerie di tenere disponibili tutte le opere per la prima giornata, raccogliendo interesse per poi fare una call con l’artista alla sera e scegliere insieme la destinazione migliore: questo è il caso dei lavori di Claire Tabouret da Almine Reich (54.000 dollari), e del gigante rosa di Ugo Rondinone da Eva Presenhuber (850.000 dollari). Si conferma l’impennata degli artisti coreani, primo fra tutti Lee Ufan venduto da PACE fra i 400.000 e 500.000 dollari a dipinto.

Nell’altro padiglione la sezione Unlimited, dedicata alle grandi installazioni, con opere di rilevanza spesso museale, pare non abbia scoraggiato i compratori: un’opera alta 9 metri di Yoan Capote, presentata dalla Galleria Continua, è stata venduta nella prima giornata per più di 850.000 euro. Sono poi tante le installazioni di artiste donne, dalla distesa di vestiti di Andrea Zittel, al lavoro sui capelli di Lorna Simpson fino alla monumentale opera di Kennedy Yanko dai sensuali contrasti fra pesi e materiali (750.000 dollari).

La soddisfazione generale si riflette sulle numerose vendite confermate anche dalle gallerie italiane presenti: Cardi ha venduto al primo giorno opere di Agnetti, Verna, Isgrò, Tirelli, Accardi, ben quattro di Davide Balliano, Bosco Sodi (in piena ascesa oggi) mentre rimane per ora «on hold» lo spettacolare Kounellis simile a quello presente nell’isola giapponese di Naoshima (750.000 euro). È soddisfatta anche Galleria Continua, che attende però di chiudere le trattative di un sorprendente specchio di Pistoletto dedicato alla controversa opera di Cattelan (richiesta di circa 1 milione di euro).

Sebbene Marc Spiegler, direttore globale di Art Basel, durante la conferenza stampa di apertura inviti alla prudenza sottolineando come i tempi non siano ancora «normali», i dati positivi arrivano da più fronti: Lisson Gallery, ha già venduto i lavori di Li Ran, Yu Hong e Jack Pierson per 32.000, 220.000 e 225.000 dollari e la galleria Mariane Ibrahim, con sedi a Chigago e Parigi, alla sua prima volta ad Art Basel, l’opera «Puppy Blankie» del suo artista ghanese Amoako Boafo, acquistata il primo giorno d’apertura da un collezionista privato.

Come però ci ricorda Nicolò Cardi, non bisogna avere fretta, «questa è solo la prima giornata». Si segnalano le prime vendite anche nelle fiere parallele, Liste e June Art Fair, inaugurate il giorno prima e che confermano un approccio critico e di ricerca.
L'edizione 2022 di Art Basel aprirà al pubblico dal 16 al 19 giugno
PARTE PRIMA | L'anticipazione: con 289 gallerie da 40 Paesi si preannuncia un ritorno nei ranghi
di Michela Moro

Sarà tutto come prima? C’è molta attesa per la riapertura di Art Basel a Basilea, nelle date canoniche dal 16 al 19 giugno. L’edizione di settembre 2021 aveva ancora il carattere dell’eccezionalità postpandemica, in cui mancavano molti degli attori fondamentali tra americani e asiatici, mentre l’attuale appuntamento si preannuncia un ritorno nei ranghi.

«La qualità e l’ampiezza dell’offerta saranno alla pari delle precedenti edizioni della nostra fiera, ma diversificate in termini di gallerie partecipanti» dice Marc Spiegler, Global Director di Art Basel. Certamente le 289 gallerie provenienti da 40 Paesi riuniranno il meglio dell’arte internazionale, divise tra la sezione principale e Unlimited, Feature, Statement, Edition, Parcours; poi ancora ci sono Film e Conversazioni, coprendo così tutte le possibili declinazioni dell’arte. Nella Messeplatz, la grande piazza di fronte alla fiera che tradizionalmente ospita lavori di artisti, ci sarà un’installazione su larga scala intitolata «Out of Sight» in omaggio all’artista concettuale Lawrence Weiner, scomparso nel dicembre 2021.

Queste le gallerie italiane presenti: A arte Invernizzi, Alfonso Artiaco, Cardi Gallery, Galleria Christian Stein, Galleria Continua, Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., Galleria dello Scudo, Galleria Franco Noero, Galleria Massimo Minini, Galleria Raffaella Cortese, Gió Marconi, kaufmann repetto, Lia Rumma, Magazzino, Massimo De Carlo, P420, Tornabuoni Art, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, ZERO... alle quali si aggiungono due nuove entrate, entrambe nella sezione Statements: Laveronica da Modica e Veda da Firenze. Altra presenza italiana di rilievo è quella di Maria Cristina Didero, fresca di nomina come direttore curatoriale di Design Miami/Basel che torna in Messeplatz con più di 40 gallerie tra design storico e contemporaneo.

Le proposte artistiche sono come sempre molto varie: in Features la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. esplora il tema del paesaggio nell’opera di Giorgio Morandi con una mostra personale; P420 espone il lavoro di Laura Grisi; Raffaella Cortese è presente, come molti galleristi, sia nella Main Section sia in Unlimited, dove sono esposte opere di dimensioni enormi, con il lavoro video di Yael Bartana «Malka Germania» (2021), in collaborazione con Annet Gelink Gallery e Petzel e con il lavoro video di Anna Maria Maiolino «Twice: X & Y» (1974/2022), presentato con Hauser & Wirth e Galeria Luisa Strina, Magazzino vi partecipa con Francesca Leone, Galleria Continua con Michelangelo Pistoletto e Yoan Capote.

Soddisfatti e sorpresi a Modica, base della Galleria Laveronica, ammessa a Statement dopo una permanenza per sei edizioni a Liste, fiera di Basilea dedicata a giovani gallerie. Presenterà un solo project di Daniela Ortiz, artista peruviana nata nel 1985. Al fondatore Corrado Gugliotta chiediamo: come si costruisce un ingresso ad ArtBasel?

«Con tanta pazienza e tanta coerenza. La galleria, siamo solo in due, ha sempre fatto ricerca. Abbiamo approcciato la Ortiz un anno e mezzo fa e l’abbiamo valorizzata portandola a Liste, poi abbiamo perseverato inserendola nel progetto per Statement. Mentre aspettavamo i risultati della selezione abbiamo ricevuto altre soddisfazioni tra cui una personale alla Fondazione Sandretto e la partecipazione a una collettiva al Palais de Tokyo».

ArtBasel è una fiera, quali sono le richieste per i suoi lavori? «A livello economico è cresciuta, prima le opere andavano dai 3mila ai 10mila euro, ora si sta occupando di progetti molto più corposi quindi il suo valore è aumentato». Circa il suo lavoro, invece? «Ortiz si occupa di quello che lei chiama potere e resistenza anticoloniale contro il razzismo istituzionale perpetrato dell’Occidente, inglobando in questa parola tutti i Paesi sottomessi, dalle prime colonie fino ad arrivare ad oggi, rileggendo l’immaginario sia storico che collettivo. Utilizza diverse tecniche, tradizionali e no. A Statement vedremo un teatro delle marionette, tradizione del suo Paese, prodotto da noi, con script, scenografie e marionette realizzate dall’artista».

Veda, galleria fiorentina diretta da Gianluca Gentili, presenterà a Statement il progetto di Dominique White (UK, 1993, vive a Marsiglia) che intreccia le teorie della soggettività nera e dell’afropessimismo; le sue sculture profetizzano l’emergere dell’apolide «un futuro [nero] che non è ancora accaduto, ma deve». Art Basel Live, l’iniziativa digitale di Art Basel che coinvolge il pubblico online con le Ovr, Online Viewing Rooms, presenterà Unlimited e Parcours in Ovr appositamente dedicate a questi progetti su larga scala con audioguide curatoriali.

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