L’occhio fotografico di Hubert de Givenchy

La collezione del mitico couturier ha raccolto oltre 114 milioni di euro. Tra i 19 nuovi record d’asta anche Piero Dorazio

«Alessandro e la famiglia di Dario» di Domenico Piola venduto per 1,8 milioni di euro © Christie’s Images Limited 2022
Carlotta de Volpi |

Dopo essere stata esposta in tre continenti, la collezione di Hubert de Givenchy è finalmente andata all’asta. Le quattro vendite dal vivo si sono svolte dal 14 al 17 giugno negli spazi del Théâtre Marigny e nella sede parigina di Christie’s, registrando un fatturato di 114,4 milioni di euro che ha superato di oltre il doppio la stima minima di prevendita. Inoltre sono stati stabiliti 19 nuovi record d’asta a livello mondiale, tra i quali le opere in catalogo di David Roentgen, Janine Janet, Pierre-Philippe Thomire, Domenico Piola, Maison Toulouse e Piero Dorazio.

L’ampia collezione di arte moderna, mobili e oggetti decorativi del XVIII secolo riflette la visione rigorosa ed eclettica del grandioso couturier, condivisa con il compagno di vita Philippe Venet. Una combinazione intransigente di vecchio e nuovo, che il designer francese ha riunito senza seguire alcuna tendenza, ma affidandosi unicamente all’intuito e al suo occhio che «come l’obiettivo di una macchina fotografica possedeva la capacità di ingrandire un dettaglio e di collocarlo in uno spazio più ampio» ha notato Charles Cator, vicepresidente di Christie’s International nonché suo amico e collega di lunga data.

Il top lot è stata l’emblematica scultura «Femme qui marche [I]» (1955) di Alberto Giacometti, uno dei pochi calchi realizzati dall’artista durante la sua vita e venduto per 27,2 milioni di euro aggiudicandosi, tra l’altro, il primato per l’opera più costosa venduta all’asta in Francia nel 2022.

Fra i migliori risultati sono da menzionare «Le Passage de l’oiseau-migrateur» (1968) di Joan Mirò per 6,8 milioni, «Faune à la lance», opera su carta del 1947 di Pablo Picasso (4,2 milioni), e la coppia di monumentali candelabri del tardo periodo Luigi XVI (1790-1800 ca) attribuita a Pierre-Philippe Thomire (4,9 milioni). E ancora, spiccano «Alessandro e la famiglia di Dario», olio su tela di Domenico Piola (1,8 milioni), la scrivania a cilindro in mogano dell’epoca Luigi XV (1780 ca) impreziosita da un intricato meccanismo di chiusura e realizzata da David Roentgen in collaborazione con François Rémond (2,1 milioni), lo scrittoio attribuito all’ebanista Joseph Baumhauer (2,3 milioni) e «Troppo segreto» (1961) di Piero Dorazio, aggiudicato per 819mila euro contro una stima di 200-300mila.

Insomma, un vero e proprio successo in cui «le grand goût français», la qualità degli oggetti e la loro provenienza storica hanno sicuramente giocato un ruolo importante, tanto da aver attirato 2mila persone in rappresentanza di quaranta Paesi, come comunicato dalla presidente di Christie’s France Cécile Verdier. «Mentre le vendite finali proseguono online, la collezione di Hubert de Givenchy ha giàraggiunto lincredibile cifra complessiva di 114,4 milioni di euro, posizionandosi al secondo posto tra le collezioni di maggior valore mai venduta in unasta francese» ha aggiunto Verdier.

© Riproduzione riservata «Femme qui marche» (1932-36) di Alberto Giacometti venduta per 27,2 milioni di euro  © Christie’s Images Limited 2022
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