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Che ve ne sembra dell’America?

L'obbligo dogmatico è un peso per l’arte

La risposta dell’artista è persistere immune alle lusinghe dei discorsi inetti del mondo dell’arte

Come atto di resistenza a fame e sfruttamento fare arte è attività indispensabile per la sopravvivenza dell’anima e del pensiero, e guai a cadere nella retorica che discrimina alcune forme d’arte a favore di altre. Non si tratta di inventare apparentemente nuove forme, tecniche o immagini, come ancora molti artisti si sforzano di fare, spronati dalla mentalità da supermercato che ci domina e manipola.

Si tratta di osservare ciò che è ovvio e permettere all’arte di assolvere il ruolo che in questi tempi le spetta: captare senza tregua l’incommensurabile fondamento emotivo e intellettuale che sostiene la vita. L’arte ha finalmente perso il consenso generale sul suo scopo (ha conquistato la libertà) e nella paura di non avere uno scopo convenuto, molti di coloro che si interessano all’arte tentano ancora di obbligarla a scopi artificiali come la novità o la propaganda.

Questo non va bene: l’obbligo dogmatico è un peso per l’arte. Le forme si generano nel processo immaginativo e capita che possano apparire nuove, ma ciò non conta. La risposta dell’artista è di persistere immune alle lusinghe dei discorsi inetti del mondo dell’arte, dei molti artisti e teorici che, accecati dal loro orizzonte limitato a una visione troppo ristretta, annegano in piccolezze come lo stile, l’originalità, la novità.

Ottocento milioni di persone nel mondo soffrono la fame, milioni hanno la mente disturbata, miliardi soffrono persecuzioni. A fronte di tanta precarietà il rituale dell’arte, in qualsiasi forma, è una zattera nell’oceano in tempesta.

Ciascuno raccolga dentro se stesso le vibrazioni del pensiero, dell’emozione e della passione che lo muovono, senza perder tempo né a giustificarle né a cercarne l’approvazione. Essere in contatto permanente con il polso del nostro momento personale, tragico o comico o indifferente che sia, è l’unica opzione che abbiamo per condividere il senso dell’esistenza in quest’attività che chiamiamo arte, svuotata di fini utilitaristici ma estremamente utile per il respiro della vita.

Lucio Pozzi, da Il Giornale dell'Arte numero 408, giugno 2020



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