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L'oasi Al-Kharga in Egitto

Un osservatore privilegiato, Francesco Bandarin, scruta il Patrimonio Mondiale

La fortezza romana di Umm El Dabadib

Tra le oasi del deserto occidentale dell’Egitto, il «deserto libico», la maggiore è Al-Kharga, che si stende per oltre 160 chilometri di lunghezza, a circa 200 chilometri di distanza da Luxor, nella Valle del Nilo. Conosciuta come «l’Oasi del Sud» in epoca faraonica e come Oasis Magna quando, dopo la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra da parte di Ottaviano (30 a.C.), Roma assoggettò l’Egitto, Al-Kharga è stata per millenni il centro della via carovaniera che collegava l’Egitto con il Sudan, chiamata in arabo Darb El Arba’in («Via dei quaranta giorni»), ricordata persino da Erodoto.

Fin dall’epoca delle dinastie faraoniche dell’Antico Regno (2686-81 a.C.), questa via carovaniera era usata per il trasporto di oro, avorio, spezie, cereali, animali e piante dall’Africa verso le capitali dell’Alto e del Basso Egitto, e aveva una grande importanza economica e strategica. Nell’oasi si trovano resti di insediamenti antichissimi, risalenti all’Antico Regno, ma anche ai periodi successivi della lunga storia dell’Egitto faraonico.

Tuttavia, i principali monumenti visibili oggi risalgono alla XXVI dinastia (664-525 a.C.), l’ultima prima della conquista e il dominio dell’Egitto da parte dei Persiani, gli Achemenidi (XXVII dinastia, 525-404 a.C.). L’oasi continuò ad avere grande importanza economica anche durante il periodo della dominazione tolemaica (332-30 a.C.), romana (30 a.C-476 d.C.) e bizantina (dal 476 fino al 641 d.C., quando l’Egitto venne conquistato dagli Arabi), e a queste diverse fasi risale la gran parte dei siti archeologici oggi visibili.

Per proteggere la via carovaniera dalle incursioni delle tribù del deserto, i Romani edificarono oltre venti fortezze, che costituiscono uno dei segmenti meglio conservati di tutto il Limes romano meridionale, che si estende dall’Armenia fino al Marocco. Le fortezze, costruite in genere con mattoni di terra cruda, variano per dimensioni e funzioni, da semplici avamposti a veri insediamenti fortificati.

I Romani realizzarono anche importanti infrastrutture per l’irrigazione, utilizzando e migliorando la tecnica dei «qanat» o «aflaj» (canali sotterranei che raccolgono l’acqua di falda e la convogliano verso i campi da irrigare), introdotta dai Persiani. Lungo tutta la sua storia, l’oasi di Al-Kharga fu il luogo dove venivano esiliati oppositori e indesiderabili, come rivelano molte testimonianze antiche e resoconti di spedizioni inviate per domare le rivolte dei suoi abitanti. Questa pratica continuò durante la dominazione romana e anche in epoca cristiana.

Tra i vescovi cristiani esiliati a Al-Kharga, il più celebre fu il patriarca di Costantinopoli, Nestorio (386-450 d.C.), condannato per eresia dall’imperatore Teodosio al Concilio di Efeso nel 431 d.C. Qui egli scrisse il suo libro più famoso, il Bazar di Eracleide, la storia delle controversie cristologiche del V secolo. In epoca bizantina, la popolazione cristiana dell’oasi crebbe e continuò a prosperare, anche sotto il successivo dominio islamico, fino al XIV secolo. Il monumento più importante e meglio preservato risale all’epoca Achemenide, il Tempio di Amon a Hibis, il principale insediamento di epoca antica.

Il tempio, che comprendeva corti, sale ipostile, un santuario e diverse cappelle ai piani superiori collegate con scalinate, era circondato da mura ed era riccamente decorato con le immagini degli dei egizi Amon, Mut, Khonsu, Osiride e Horus. La fondazione del tempio è attribuita al conquistatore persiano dell’Egitto, Cambise II, che guidò una spedizione militare all’oasi di Al-Kharga per reprimere una rivolta. Ma è comunque al suo successore, Dario I il Grande (550-486 a.C.), che va attribuito il completamento del tempio, poiché il suo nome e la sua effige in veste di faraone appaiono lungo le pareti del tempio.

Tra le fortezze romane, molte sono ancora ben conservate, grazie al clima desertico e alla bassa densità di popolazione della zona. A sud dell’oasi si trovano due delle principali, Umm El Dabadib e Qasr Dush. La prima è caratterizzata da quattro grandi torri rettangolari alte oltre 15 metri, che racchiudono una corte interna di circa 100 metri quadrati. Questa fortezza era circondata da due insediamenti e proteggeva una città fortificata situata a circa mezzo chilometro di distanza, di cui sono tuttora visibili i resti. Era anche circondata da un’area agricola irrigata da un vasto sistema di acquedotti sotterranei.

La fortezza di Qasr Dush contiene un tempio, costruito all’epoca degli Imperatori Traiano e Adriano, che sottolinea la funzione religiosa, oltre che militare, dell’insediamento. La fortezza di Ain El-Labakha («Fonte dello Scorpione»), che costituiva un importante avamposto difensivo, si trova a circa 35 chilometri dall’oasi ed era circondata da aree coltivate e irrigate a mezzo di qanats. Tra tutte le fortezze, la più maestosa è quella di Deir El Munira, che misura 73x73 metri, con mura spesse 4 metri e ben 12 torri di guardia.

Al centro dell’oasi, si trova un grande cimitero copto di epoca bizantina, il Gabbanat El Bagawat, le cui dimensioni e strutture funerarie testimoniano dell’importanza che aveva raggiunto la zona nella tarda antichità. A lungo dimenticata, l’oasi di Al-Kharga fu riscoperta all’inizio del XIX secolo, con la nascita dell’Egittologia moderna dopo la grande spedizione napoleonica (1798-1801).

Viaggiatori, avventurieri e mercanti d’arte visitarono la zona e tra essi vi fu anche il piemontese Bernardino Drovetti (1776-1852), che in seguito vendette una parte delle sue collezioni a Vittorio Emanuele I di Savoia, come primo nucleo del Museo Egizio di Torino. Il sito di Al-Kharga non è ancora iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale, ma è stato incluso nella lista indicativa per una futura proposta.

Francesco Bandarin, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020


  • Il tempio di Amon ad Al-Kharga

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