L’Italia anni Trenta negli scatti di Hilde Lotz-Bauer

Al Museo di Roma in Trastevere più di cento immagini della fotografa tedesca (ancora poco nota) raccontano il suo amore per le tradizioni e l’arte italiana

«Roma, Campo de’ Fiori» (1935-38), di Hilde Lotz-Bauer
Anna Aglietta |  | Roma

Il Museo di Roma in Trastevere mette in mostra l’Italia degli anni Trenta, vista attraverso gli occhi di Hilde Lotz-Bauer (1907-1999). Più di cento immagini, per la prima volta esposte insieme sotto la curatela di Federica Kappler e Corinna Lotz, figlia dell’artista, mostrano l’amore della fotografa tedesca per le tradizioni e l’arte italiana. Ancora troppo poco conosciuta, Lotz-Bauer fu una pioniera nel suo lavoro, una fra le prime a mostrare l’umanità così com’era, senza abbellimenti e pose. Delicata, carica di sensibilità, la sua street photography raccontò infatti la quotidianità nell’Italia fascista, mentre la sua vena artistica si tradusse in scatti ad alto valore estetico di opere d’arte, sculture, urbanistica e architettura.

Nata a Monaco, Hilde Bauer arrivò per la prima volta in Italia grazie a una borsa della Bibliotheca Hertziana, nel 1934, con il primo marito Bernhard Degenhart (si sposò poi con Wolfgang Lotz nel 1941). Roma fu un colpo di fulmine: rimase nella città fino al 1943 e ci tornò poi spesso durante la sua vita, arrivando a essere sepolta al Cimitero Acattolico. Questo suo primo soggiorno, soggetto della mostra al museo romano, rappresentò una tappa fondamentale nella sua evoluzione di  fotografa, durante il quale sviluppò lo stile che l’accompagnò per il resto della sua vita. Forte di un dottorato in storia dell’arte, iniziò la sua carriera fotografando i disegni del primo marito e, in seguito, collaborando con vari storici d’arte, nonché con gli Istituti storici di Roma e Firenze. Al Museo di Roma in Trastevere si può così ammirare un progetto sui Castelli di Federico II nell’Italia meridionale, o ancora i suoi scatti dell’architettura fiorentina (tra cui sono di particolare rilevanza storica e artistica le immagini dei ponti della città, i quali furono in seguito distrutti dai nazisti durante la loro ritirata).
«Firenze, Santa Maria del Fiore» (1939-43), di Hilde Lotz-Bauer
E intanto, negli stessi anni in cui Henri Cartier-Bresson scopriva la Leica, anche Lotz-Bauer usava la sua per girare l’Italia, guadagnandosi così un posto in prima fila tra i precursori della fotografia di strada. Senza farsi notare, immortalava la vita di italiani e italiane, il loro lavoro, le feste di paese, la moda tradizionale delle zone rurali. Le sue immagini sono profondamente umane, dignitose, con uno scopo al contempo documentario e di critica sociale. Risaltano in questo senso le fotografie che raccontano le donne di Scanno, in Abruzzo: ritratte con gli abiti tradizionali della regione, sono contemporaneamente delle icone senza tempo e uniche nella loro individualità. «Hilde in Italia. Arte e vita nelle fotografie di Hilde Lotz-Bauer» è in mostra al Museo di Roma in Trastevere fino al 5 maggio 2024, con immagini provenienti dall’archivio Hilde Lotz-Bauer (Londra), la Bibliotheca Hertziana di Roma, il Kunsthistorisches Institut di Firenze e la collezione del fotografo Franz Schlechter, amico di Lotz-Bauer.

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