L’istituzione che racconta la nostra storia

L’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo tra vicende, mostre e una nuova sede

Un fotoreporter precede di corsa Maria Callas, Ettore Bastianini e il direttore d’orchestra Gianandrea Gavazzeni la sera dell’inaugurazione della stagione lirica 1957-58 con l’opera «Un ballo in maschera» di Giuseppe Verdi, 7 dicembre 1957, servizio fotografico di Franco Giglio, Franco Gremignani, Silvano Lucca, Eugenio Pavone e Tino Petrelli
Walter Guadagnini e Monica Poggi |

La storia dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo nasce negli anni Trenta, grazie anche alla ridefinizione del ruolo della fotografia all’interno di un nuovo modo di fare informazione che in questo periodo si diffonde in tutto l’Occidente. È infatti questa la stagione d’oro del fotogiornalismo internazionale, con la nascita negli Stati Uniti di «Life» nel 1936, seguita un anno dopo da «Look» e nel 1938 dalla rivista inglese «Picture Post», diventati presto modelli di riferimento per un genere editoriale che basa la propria popolarità sull’uso del reportage e del saggio fotografico, attraverso cui raccontare il mondo e gli eventi che lo animano.

In questi anni anche in Italia nascono riviste illustrate come «Omnibus», aperta nel 1937 sotto la guida di Longanesi e chiusa solamente due anni dopo a causa di una linea editoriale poco apprezzata dal regime, «Tempo» e «Oggi», entrambe diffuse a partire dal 1939, seguite poi, dopo la fine della guerra, da «Il Mondo», «Epoca» e «Il Giorno», rispettivamente nel 1949, 1950 e 1956.

Tutto ciò comporta una crescente esigenza di reperire immagini, a cui rispondono le agenzie fotografiche che sotto questa spinta nascono o si ampliano, strutturandosi come vere e proprie banche di immagini da cui attingere per illustrare gli articoli.

È proprio questo il caso di Publifoto, la prima agenzia privata italiana finalizzata alla vendita di immagini ai quotidiani e ai periodici. Fondata a Milano nel 1937 da Vincenzo Carrese, che negli anni precedenti era stato distributore per altre agenzie straniere, con il nome «Foto Agenzia Keystone», cambiato poi nel 1939 in «Publifoto. Fotografie da pubblicare».

Dopo un inizio in esclusiva per la redazione del «Corriere della Sera», l’agenzia si amplia velocemente con l’assunzione in pianta stabile di fotografi come Fedele Toscani, Tino Petrelli, Peppino Giovi e Carlo Ancillotti, e l’apertura di una sede a Roma. Il periodo d’oro di Publifoto arriva negli anni Cinquanta, quando conta un centinaio di dipendenti e 27 fotografi assunti, coprendo di fatto tutti i principali eventi su scala nazionale, documentando dalla cronaca allo sport, mentre il laboratorio interno permette di avere velocemente le stampe dei servizi realizzati.

Con l’avvento della televisione e con l’aumento della concorrenza, tuttavia, negli anni Settanta l’agenzia entra in crisi. In questo periodo Carrese intuisce però l’importanza di strutturare la sua attività su altri mercati editoriali, come quello delle enciclopedie e dei testi scolastici, che vedono nel vasto archivio Publifoto un patrimonio storico indispensabile, iniziando ad acquisire anche immagini prodotte da altre agenzie, sia italiane che straniere.

Oggi la totalità di questi materiali e di quelli prodotti all’interno delle agenzie Publifoto che negli anni hanno aperto a Roma, Torino, Genova e Palermo è divisa fra le varie sedi, alcune delle quali tuttora attive, mentre nel 2015 Intesa Sanpaolo ha acquistato l’intero archivio di Publifoto-Milano dall’agenzia Fotocronache Olympia S.p.A., che l’aveva a sua volta rilevato nel 1997 dalla Olivetti di Carlo De Benedetti a cui era stato ceduto dopo la scomparsa di Carrese nel 1981.

Conservato all’interno delle numerose cassettiere di metallo Olivetti, nelle iconiche buste gialle per le stampe e in altri classificatori d’epoca, dove erano stati originariamente organizzati questi materiali, all’interno dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo troviamo le principali vicende che, per importanza storica o mediatica, hanno davvero fatto la storia italiana del dopoguerra: i partigiani e le partigiane che sfilano orgogliosi in Piazza Brera; la partecipazione al referendum per la proclamazione della Repubblica nel 1946; il processo a Rina Fort; le perquisizioni sul monte Amiata a seguito dell’attentato a Togliatti nel luglio del 1948 e i commoventi funerali del politico; la tragedia del Grande Torino sul colle di Superga; la drammatica alluvione del Polesine; il sequestro di novantadue bambini e tre maestre messo in atto dai fratelli Santato nella scuola di Terrazzano; la costruzione della rete autostradale italiana, in una rincorsa al progresso che ha reso possibile il miracolo economico italiano; ma anche il grande concerto dei Beatles a Milano nel 1965, la vita e le uscite mondane dei protagonisti di Cinecittà, le imprese sportive di atleti come Coppi e Bartali o vicende di importanza mondiale, come lo sbarco sulla luna.

La salvaguardia e la valorizzazione di questo immenso patrimonio di ricordi e testimonianze, che nel complesso si compone di 7 milioni di stampe, negativi sia su vetro che su pellicola, provini a contatto e diapositive a colori, databili dall’inizio degli anni Trenta fino agli anni Novanta del Novecento, è gestita dall’Archivio Storico della Banca e si struttura anche attraverso diversi progetti ideati in collaborazione con realtà come il Centro di Conservazione e Restauro «La Venaria Reale» e Camera - Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Dopo la grande mostra «Nel mirino. L’Italia e il mondo nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo 1939-1981» tenutasi nel 2019, Camera ha infatti iniziato a proporre una serie di attività di educazione visiva dedicate alle scuole (e negli ultimi anni proseguite sulle piattaforme online), proprio a partire dai materiali storici Publifoto, con l’intento di far sviluppare agli studenti che partecipano uno sguardo più consapevole rispetto alle immagini e al modo con cui queste ci raccontano il mondo, competenza indispensabile anche per la comprensione della società contemporanea.

La valorizzazione dell’Archivio trova, inoltre, compimento anche attraverso l’organizzazione di visite guidate, pubblicazioni e mostre che esplorano di volta in volta i differenti temi espressi nelle immagini che lo compongono. In questo momento sono addirittura tre le esposizioni a esso collegate.

Aperta fino al 14 febbraio presso le Galleria d’Italia - Piazza Scala a Milano, «Prima della prima. Il rito dell’inaugurazione della Scala nell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo» esplora il fermento legato all’attesissima inaugurazione della stagione teatrale della Scala di Milano, tradizionalmente programmato per il 7 dicembre e quest’anno reso nuovamente possibile dopo la chiusura del 2020.

Curata da Aldo Grasso, la mostra si compone di 83 immagini, alcune delle quali inedite, che ripercorrono alcuni degli eventi più significativi della storia del Teatro, a partire proprio dalla rinascita del 1946, fino ad arrivare alle contestazioni del 1968, che inevitabilmente si ripercuotono anche su questo evento culturale. Il nucleo che oggi appare particolarmente significativo è però quello dedicato ai lavoratori del settore teatrale: falegnami, sarte, uomini e donne delle pulizie e tipografi, a sottolineare l’importanza di queste figure che, nonostante siano spesso dimenticate, sono state le principali artefici della resilienza messa in campo dal settore culturale in questi anni di pandemia.

Il tema della resilienza ritorna anche nella mostra ospitata fino al 18 aprile nella sede vicentina delle Gallerie d’Italia, intitolata «Come saremo. L’Italia che ricostruisce». Presentata per la prima volta durante l’ultima edizione di Cortona On The Move, Festival Internazionale di Fotografia di cui Intesa Sanpaolo è partner, l’esposizione curata da Arianna Rinaldo, con la supervisione scientifica di Barbara Costa, responsabile Archivio Storico di Intesa Sanpaolo, ripercorre la storia italiana nel ventennio successivo alla fine della guerra, animato da una fervente ricerca di normalità e progresso.

Le fotografie dell’Archivio trovano posto anche nell’esposizione «Diabolik alla Mole», visitabile fino al 14 febbraio nel nuovo spazio espositivo progettato nel piano d’accoglienza del Museo Nazionale del Cinema di Torino, organizzata in concomitanza con l’attesissimo film dei Manetti Bros dedicato alle gesta del famoso ladro.

Curata da Luca Beatrice, Domenico De Gaetano e Luigi Mascheroni, la mostra si compone di differenti elementi: alcuni iconici arredi di design apparsi sulle pagine del fumetto delle sorelle Giussani, oggetti di scena, scatti dal set e una selezione di fotografie dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo che ricostruiscono un’ambientazione da cronaca nera attraverso le imprese della malavita attive negli anni Sessanta nelle grandi città del Nord Italia.

L’ultima tappa in ordine di tempo nella storia di questo fondamentale Archivio, e ulteriore elemento per una sua piena valorizzazione, è la collocazione permanente di questi materiali all’interno della quarta sede delle Galleria d’Italia, la cui apertura è programmata per la primavera del 2022 presso Palazzo Turinetti in piazza San Carlo a Torino.

© Riproduzione riservata Tre ragazze aggregate a gruppi di partigiani in piazza Brera mentre perlustrano la città insieme ai «gappisti», 26 aprile 1945, fotografia di Tino Petrelli Fan in delirio al concerto dei Beatles al Vigorelli di Milano, 24 giugno 1965, Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
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