L’istante cinese

Al Mudec due reportage sulla storia del Paese asiatico colto in due momenti di trasformazione

Henri Cartier-Bresson
Ada Masoero |  | Milano

L’istante decisivo (pubblicato nel 1952, in coedizione franco-americana, come Images à la sauvette e The Decisive Moment) è il titolo del libro più famoso di Henri Cartier-Bresson (1908-2004; fra i fondatori dell’agenzia Magnum) ma è anche, e soprattutto, la linea guida cui il maestro del fotogiornalismo si attenne per l’intera vita nello scattare le sue immagini, in cui coglieva il momento che fa la differenza, capace di racchiudere in sé un’intera storia. Senza mai dimenticare la qualità estetica e l’equilibrio compositivo dell’immagine.

Lo Spazio Mudec Photo gli dedica, fino al 3 luglio, la mostra «Henri Cartier-Bresson. China 1948-49|1958», ricca di oltre cento stampe originali e di numerosi documenti. Realizzata con Fondation Henri Cartier-Bresson e curata da Michel Frizot e Ying-Iung Su, è la prima in Italia dedicata ai reportage realizzati in Cina in due momenti cardine della sua storia: alla caduta del Kuomintang (il partito nazionalista che l’aveva lungamente governata) per mano di Mao Zedong e del Partito Comunista Cinese e, nel 1958, nel «Grande balzo in avanti», il (fallimentare) piano economico e sociale promosso da Mao per fare della Cina una potenza industriale. Fu «Life» a commissionargli il primo reportage, per documentare gli «ultimi giorni di Pechino», prima dell’arrivo delle truppe di Mao.

Cartier-Bresson sarebbe dovuto restare in Cina per due settimane: rimase per dieci mesi, muovendosi liberamente tra Shanghai, Nanchino e le altre zone, dove interpretò con il suo sguardo «umanista» il passaggio drammatico dalla Cina agricola a quella comunista. Ci tornerà dieci anni dopo, ormai famosissimo, per testimoniare l’esito dell’industrializzazione forzata delle campagne cinesi, guardato a vista, questa volta, da guide fedeli al partito. A dispetto di ciò, saprà cogliere le condizioni di vita disumane dei lavoratori cinesi, l’oppressione militare, la pressione soffocante della propaganda.

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