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Mostre

L'Islam di Calouste Gulbenkian

150 oggetti illustrano la parte meno nota della collezione del celebre imprenditore petrolifero

Vaso con coperchio. Siria, Raqqa, tardo XII secolo. Museo Calouste Gulbenkian. Foto: Catarina Gomes Ferreira

Lisbona. Calouste Gulbenkian, cittadino ottomano di origini armene trasferitosi da giovane a Londra e Parigi, divenne ricchissimo grazie al petrolio dell’Iraq. Il suo soprannome era «Mr. 5%», dalla quota a lui riservata per ogni transazione commerciale. Grazie ai fondi a sua disposizione divenne anche un raffinato collezionista; dopo la sua morte nel 1955, i circa 6mila oggetti in suo possesso, tappeti, manoscritti, miniature, ceramiche, quadri, sculture, hanno formato il nucleo storico di un museo a Lisbona.

Nel 150mo anniversario della nascita (era nato il 23 marzo 1869 nell’attuale Istanbul), la Fondazione Gulbenkian, nella sede portoghese, ha organizzato un ricco programma di eventi nel quale spicca, dal 12 luglio al 7 ottobre, la mostra «L’ascesa dell’arte islamica. Dalla fine dell’impero ottomano all’era del petrolio». Circa 1.200 pezzi della collezione provengono dall’area mediorientale: ed è la parte meno conosciuta e meno studiata, visto che una prima curatrice specializzata, Jessica Hallett, è stata nominata solo nel 2017. A lei si deve anche l’organizzazione della mostra, di cui ha illustrato a «Il Giornale dell’Arte» le caratteristiche salienti.

Il percorso si snoda nella galleria principale del museo attraverso un prologo orientativo, 5 sezioni al contempo cronologiche e tematiche, una conclusione con un solo oggetto particolarmente rappresentativo. Esposti in tutto 150 elementi, per due terzi appartenenti al museo e per il resto frutto di prestiti internazionali (anche dal Louvre e dal Met). Il prologo presenta quattro oggetti: una lampada di una moschea mamelucca del Cairo, un piatto in ceramica per le abluzioni rituali del XII secolo di Raqqa, un vassoio appartenuto al governatore di Mosul, una maiolica che decorava una moschea di Damasco.

Le sezioni rappresentano cinque fasi della vita del collezionista e hanno per temi: l’impero ottomano in disfacimento, l’islamofilia in Europa, i mercanti armeni che hanno fatto da intermediari, i nuovi Stati nati dall’ex impero, l’ascesa del petrolio. Presentati come frutto di un lavoro di conoscenza e approfondimento da parte del collezionista, gli oggetti sono messi in relazione con le mostre frequentate e i cataloghi sfogliati. Il gran finale mette in evidenza l’ultima fase in cui Gulbenkian mirava a pezzi preziosi: come il vaso di vetro smaltato siriano o egiziano, del XIII o XIV secolo, che conclude la mostra.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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