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Mostre

L’Islam contempla le variazioni dell’acqua

Al Mao l'antico rapporto con «Ma», dalle abluzioni alle fontane

Miniatura indiana del 1680 ca (particolare). Cortesia L.A. Mayer Museum for Islamic Art, Gerusalemme, Israele

Torino. Gli antichi avevano compreso subito l’importanza dell’acqua. L’acqua che scorre, lava e purifica. Che unisce, dona la vita e scandisce goccia dopo goccia il lento fluire dell’esistenza. Fino al primo settembre il Museo di Arte Orientale (Mao) di Torino racconta l’antico rapporto tra acqua e Islam nella mostra «Goccia a goccia dal cielo cade la vita» a cura dello storico Alessandro Vanoli. Un tema difficile da sviscerare per le innumerevoli connessioni che comporta.

«È una mostra coraggiosa, spiega Giovanni Curatola, presidente del comitato scientifico, con alcune curiosità; l’idea è di produrre più materiale possibile affinché possa essere il punto di partenza di un tour itinerante in grado di far apprezzare l’arte islamica in generale poco conosciuta dal grande pubblico». Non a caso il catalogo (Silvana) è in italiano e in inglese. Centoventi i manufatti esposti, tra cui pregiate brocche ottomane iznik blu, coppe in vetro, ciotole da divinazione dai poteri taumaturgici, bacini, manoscritti, miniature, tappeti giardino, ceramiche e mattonelle dalle decorazioni variopinte.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Laura Giuliani, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019

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