L'Islam barocco e quello cinquecentesco

Restaurate le moschee di Teşvikiye e di Rüstem Paşa

 L’interno della moschea  di Rüstem Paşa a Istanbul
Giuseppe Mancini |  | Istanbul

Ne parla nel suo romanzo Il museo dell’innocenza il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk: la moschea di Teşvikiye, nell’elegante e raffinato quartiere di Nişantaşı, è infatti nota per i funerali di intellettuali e artisti. Costruita a fine Settecento in stile barocco dall’architetto armeno-ottomano Krikor Balyan, e completamente ricostruita 50 anni dopo da suo figlio Garabet con un originale ingresso neoclassico (quattro colonne corinzie reggono un architrave sormontato dal simbolo dell’impero ottomano), è una moschea dei sultani che l’hanno voluta per le preghiere quotidiane in un’area allora agreste in cui si esercitavano al tiro con l’arco.

Dopo tre anni di restauri ha riaperto al culto. I lavori hanno interessato sia l’esterno sia l’interno (di piccole dimensioni: lo spazio per i fedeli misura 12 metri per 13). Sono scomparsi i posticci colori ocra e verde oliva della facciata, le pietre sono state lavate e protette, sono state ripristinate tutte le decorazioni come stucchi ricoperti da foglia d’oro ed elementi architettonici dipinti, è stato risistemato il grande spiazzo che accoglie le folle.

Sei invece gli anni necessari per il restauro della moschea fatta costruire dal gran vizir Rüstem Paşa: capolavoro cinquecentesco di Mimar Sinan, nella stradina commerciale a ridosso del Bazar egiziano (dove era insediata la comunità veneziana di Costantinopoli). L’edificio sorge su un grande basamento destinato a negozi e laboratori artigianali: tramezzature e scavi per ricavare ulteriori spazi in epoca moderna avevano creato rischi per la stabilità per cui si è proceduto con demolizioni per tornare al progetto dell’architetto di Solimano il Magnifico.

Sono inoltre state pulite tutte le pietre calcaree della struttura ed è stato parzialmente ricostruito il minareto. Non meno importanti gli interventi all’interno, a partire dal restauro delle straordinarie maioliche che rivestono le pareti, le più belle mai prodotte a Iznik, oltre 16mila decorate con disegni floreali e il tulipano simbolo di Allah che attraggono molti turisti. I restauri hanno interessato anche gli arredi, il pulpito ligneo e i marmi dipinti della cupola.

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