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Mostre

L'Iraq antico itinerante in Inghilterra

I risultati delle nuove campagne di scavo dalle collezioni del British Museum

«Il volto del demone Humbaba» (1800-1600 a.C.). © The Trustees of the British Museum

Newcastle. «L’Iraq antico: nuove scoperte» è la nuova mostra organizzata dal British Museum: presenta 80 oggetti provenienti dalle sue collezioni per introdurre i risultati (il titolo è esplicito in proposito) delle sue nuove campagne di scavo in Iraq. Non si terrà però nella sede del museo londinese, ma avrà carattere itinerante in Gran Bretagna: sarà prima al Great North Museum di Newcastle dal 7 marzo al 2 agosto, per poi spostarsi al Museo di archeologia dell’Università di Nottingham dal 19 settembre al 13 dicembre.

Le due campagne di scavo di cui si dà conto nella mostra (un importante santuario sumero a Girsu nel sud del Paese, Qalatga Darband con le sue fortificazioni sul Tigri nel Kurdistan iracheno) fanno parte del progetto Iraq Emergency Heritage Management Training Scheme, lanciato nel 2014 come risposta alle distruzioni inflitte dall’Isis al patrimonio culturale iracheno. Prevede un programma di alta formazione per gli archeologi locali: 4 mesi divisi tra il British e attività sul campo nell’ambito delle due missioni.

Quel che è più significativo è che tutti i nuovi ritrovamenti sono destinati ai musei iracheni, come quelli di Baghdad e di Nassiriya. E infatti in mostra sono presenti solo sotto forma di foto, riproduzioni e video: iscrizioni di fondazione, oggetti per il culto, le strutture dell’imponente santuario dedicato al dio Ningirsu, poi monete e frammenti di statue di età ellenistica dalla città conquistata da Alessandro Magno in persona.

La mostra è organizzata attorno a due grandi temi, legati per l’appunto alle due nuove aree di scavo: «Le prime città», che mette in evidenza «re, dèi e il viaggio nell’oltretomba» attraverso iscrizioni e corredi funerari delle tombe di Ur, oltre alla statua in diabase del sovrano sumero Gudea scavata a Girsu all’inizio del XX secolo; e «Frontiere dell’Impero», dedicata agli spazi di conflitto e scambio tra gli eredi di Alessandro e poi l’impero romano da una parte e l’impero partico dall’altra, con monete, gioielli, un Ercole in calcare, statuine in terracotta, iscrizioni e sigilli a cilindro con l’epica di Gilgamesh. Una terza e conclusiva sezione è riservata alle nuove scoperte.

Giuseppe Mancini, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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