L'intima evasione di Joan Miró

Luna, stelle e costellazioni del pittore surrealista invadono di colori la Fondazione Magnani Rocca

«Le Chant de l'oiseau à la rosée de la lune» (1955) di Joan Miró. Foto Joan Ranon Bonet © Archivo Successió Miró / Adagp, Parigi, by Siae 2021
Stefano Luppi |  | Mamiamo di Traversetolo (Pr)

. «Sentivo un profondo desiderio di evasione. Mi rinchiudevo deliberatamente in me stesso. La notte, la musica e le stelle, cominciarono ad avere una parte sempre più importante nei miei quadri». Lo spagnolo Joan Miró (Barcellona, 1893-Palma di Maiorca, 1983) a fine anni Trenta è in Normandia, nel villaggio di Varengeville-sur-Mer che da alcuni decenni attrae pittori, scrittori e musicisti: qui, nel Nord della Francia si lascia avvolgere da quel connubio di poesia e natura grazie a cui darà vita alla sua produzione forse più nota, la serie delle «Costellazioni».

E proprio grazie a queste commistioni il curatore Stefano Roffi ha dato vita alla rassegna «Miró. Il colore dei sogni» presso la Fondazione Magnani Rocca fino al 12 dicembre. Il fondatore della collezione, Luigi Magnani, coltivava infatti un rapporto simile tra pittura, musica e poesia: da qui, in collaborazione con la Fundación Mapfre di Madrid, la rassegna composta da cinquanta opere dagli anni Trenta ai Settanta. Percorso dedicato soprattutto agli ultimi decenni di attività con lavori come «Personnage et oiseaux devant le soleil», «Personnage devant la lune», «Personnage, oiseau, étoiles», «Après les constellations» e il libro d’artista Parler seul del ’76 con testi di Tristan Tzara.

Nelle medesime date la Magnani Rocca propone un appuntamento dedicato a Pier Paolo Pasolini e al rapporto tra cinema e cultura visiva insita nella sua produzione. «Fotogrammi di pittura» ordina costumi realizzati per i film e indossati da celebri attrici, come Silvana Mangano, locandine originali dei film, rare fotografie d’epoca.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Stefano Luppi