L’inflessibile Famiglietti

«Perché ho detto sempre no? Se lo Stato è la legge, lo Stato deve vincere. La prima urgenza del Mibac? La formazione dei funzionari»

Gino Famiglietti
Edek Osser |  | Roma

Nella sua lunga permanenza in centri vitali e poi ai vertici del Ministero dei Beni culturali, Gino Famiglietti è stato, fra l’altro, direttore generale dell’Archeologia, poi degli Archivi e infine di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio fino alla pensione, a 67 anni, lo scorso primo agosto.

Con i suoi «no» e le sue decisioni, Famiglietti ha fatto collezione di detrattori, di avversari e di veri e propri nemici che lo hanno accusato di esercitare una dannosa azione di freno, di esser di ostacolo allo sviluppo e alla fruizione del patrimonio culturale. Impossibile ricordare tutti i suoi molteplici interventi, sempre per affermare il primato assoluto della «tutela» e contro una malintesa «valorizzazione». Decreti, provvedimenti, circolari, note, atti di indirizzo, interventi diretti, sono elencati e descritti nelle 26 pagine di curriculum scritto da lui stesso per il Ministero.

Nato in un piccolo
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