L’incanto delle griffe: Hermès da Sotheby’s

La collezione del pronipote del celebre stilista commentata da Mario Tavella

Cofanetto della duchessa di Berry impiallacciato in radica di olmo, limone, avorio, bronzo dorato, epoca Carlo X (1826 ca) realizzato da  Alphonse Giroux, le miniature da  Emilie de Lorme (stima 20-30mila euro) © Sotheby’s
Elena Correggia |  | Parigi

Una collezione eclettica nel segno illustre di Hermès. È quella che Sotheby’s Parigi disperderà all’incanto a dicembre in cinque riprese (tre sessioni in presenza dal 13 al 15 dicembre e due solo online dall’11 al 19). La vendita, da cui la casa d’aste si attende un realizzo fra i 10 e i 15 milioni di euro, proporrà le opere e gli oggetti d’arte appartenuti a Hubert Guerrand-Hermès (1940-2016), discendente del fondatore del celebre marchio di moda, e provenienti dall’Hôtel de Lannion, sua residenza parigina nei pressi del Musée d’Orsay.

«Conobbi Hubert anni fa durante un viaggio fra i castelli scozzesi organizzato da Sotheby’s e mi colpì per la sua grande preparazione culturale e la sua curiosità, afferma Mario Tavella, presidente di Sotheby’s Francia e chairman di Sotheby’s Europa. Aveva una moltitudine di interessi: amava la natura e la caccia, elementi che anche visivamente contraddistinguono la maison Hermès. Nell’arte spaziava a 360 gradi, passando dal classico fino all’ipermoderno, con opere di Kiefer, apprezzando molto in quest’ultimo campo il lavoro di galleristi come Thaddaeus Ropac che frequentava quando si recava a Salisburgo, durante il celebre festival musicale, sua altra grande passione».
Bracciale in oro e smalto di J. L. Crouzet con miniatura della duchessa di Berry (1830 ca), (stima 6-8mila euro) © Sotheby’s
Fra i pezzi forti in vendita spiccano alcuni mobili blasonati, come la sedia Luigi XVI, del 1784-85, commissionata per gli appartamenti privati di Maria Antonietta a Versailles, per il Cabinet de la Méridienne (la stima è 300-500mila euro) che Guerrand-Hermès fece restaurare con la stessa stoffa dell’epoca. Vantano un pedigree prestigioso anche le sei sedie in noce dorato Luigi XVI realizzate da Georges Jacob e scolpite da Jean-Baptiste Rode per il salone del conte d’Artois nel 1778 (stima 200-300mila) e alla stessa epoca appartengono due console in mogano, ebano, amaranto e bronzo dorato di Martin Carlin (50-70mila) e una coppia di librerie intarsiate di Nicolas Petit (80-120mila).

La pittura antica include tele di Fragonard, Guardi, Oudry, Huet, Gérard con due temi prevalenti, i ritratti e le scene pastorali e di caccia come testimonia l’«Autoritratto durante una battuta di caccia con paesaggio alle spalle» di Alexandre-François Desportes (100-150mila). L’astrazione e la scultura costituiscono invece gli elementi ricorrenti nella raccolta di arte moderna che va da Picasso e Miró fino a Soulages, Baselitz, Dubuffet, senza dimenticare gli arredi-scultura di François-Xavier Lalanne, oggi decisamente à la page. Lontana dalle mode del momento è invece stata la passione sviscerata che Hubert ha sempre nutrito per la duchessa di Berry (1798-1870), a sua volta entusiasta collezionista e mecenate. Saranno così offerti circa 500 lotti, di cui oltre 200 volumi della biblioteca della duchessa, accanto a dipinti, porcellane fino a oggetti minuti di decorazione appartenenti allo stile del revival gotico in auge nell’Ottocento.

«In asta si va da grandi opere d’arte da centinaia di migliaia di euro fino a oggetti e curiosità da poche centinaia e le stime volutamente prudenti intendono rendere accessibile l’universo di Guerrand-Hermès e della duchessa di Berry a un più vasto pubblico», aggiunge Tavella. Senza dubbio la varietà offerta rende questa house sale un evento in grado di incontrare il gusto e il budget di una platea variegata di collezionisti e amatori. Ma sarà tutto oro quello che luccica? «Vero è che, a fronte della penuria di autentici connaisseur, le case d’asta per attirare nuovi clienti tendono a puntare molto sulla provenienza riconoscibile delle collezioni, e in tal senso Hermès è un nome noto e blasonato, commenta Luca Burzio, antiquario italiano di stanza a Londra. Ciò non toglie che il catalogo comprenda opere di sicuro pregio: d’interesse museale, ad esempio, la sedia di Maria Antonietta e molto belle sono quelle Luigi XVI di Jacob. Per non parlare di Charles Cressent, ebanista che vanta opere al Louvre e la cui commode di metà XVIII secolo vale ben oltre la contenutissima stima di 120-180mila euro. Da tenere presente poi il ritratto del duca di Berry dipinto dal barone Gérard (stimato 100-150mila euro) e senz’altro sottostimato il Concetto spaziale del 1960 di Fontana a 300-500mila euro, che potrebbe triplicare la valutazione. Ma l’asta mescola capolavori a vari oggetti della duchessa risalenti al periodo Restaurazione e Carlo X, fra cui scatole, cofanetti, flaconcini porta profumo (o meglio destinati a contenere le essenze per far rinvenire le dame dagli svenimenti causati dai corsetti troppo stretti), tutti oggetti che sanno di memorabilia nostalgici, senza particolare pregio artistico. Eppure, potrebbe accadere che i pezzi forti siano venduti senza grandi clamori e che invece le curiosità legate al “marchio di provenienza” riservino sorprese e conquistino i “nouveaux riches” a cui sempre più aste del genere si rivolgono.In fondo, alle case d’asta interessa il risultato finale complessivo e mettono in atto strategie per corteggiare la nuova clientela dalle alte capacità di spesa, spesso proveniente da Oriente e Medioriente, amante di sfarzo e di nomi di grido. Ecco perché mescolare antiquariato di altissima levatura con elementi decorativi amatoriali, pezzi colti agli oggetti status symbol del momento come le sculture dei Lalanne».
«Baigneuse» (1938) di Pablo Picasso (stima 150–250mila euro) © Sotheby’s
Vale infine la pena di notare come invece la mancanza di un’adeguata attività promozionale sulla provenienza di un oggetto possa far passare quasi inosservati oggetti di grande pregio. È il caso di una coppia di eleganti poltroncine di fine ’700 di Jacob, anch’esse appartenute a un avo della famiglia Hermès e poi ai banchieri e fini connaisseur Edmond e Lily Safra. I due arredi, che già da Sotheby’s nel 2011 erano stati battuti entro le stime per 22.500 dollari, sono ripassati in asta online lo scorso ottobre da Christie’s Londra, nell’asta «The Collector», cambiando proprietario per appena 12.600 sterline. Qui, nel silenzio del marketing, si nascondono i veri affari.

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