L'impresa di Scaramuzza

Il testo di Carlo Ossola dal volume sulle 243 tavole di Scaramuzza per la Divina Commedia, pubblicato da Allemandi

Una tavola per l'Inferno di Francesco Scaramuzza
Carlo Ossola |

L’impresa di Francesco Scaramuzza deve essere restituita all’orizzonte di attesa europeo in cui nacque, della quale è vivida testimonianza la notizia, breve ma dettagliata, che offre ai lettori francesi la «Correspondance littéraire» del 10 febbraio 1860: «Le succès du jubilé de Schiller en Allemagne a suggéré aux Italiens la pensée de célébrer aussi celui de Dante, qui tombera en 1865. Ce projet, mis en avant par M. Stefani, directeur de la Rivista contemporanea, a été accueilli avec enthousiasme par le public, et le directeur de l’Émilie, M. Farini, dans le but de concourir au succès de l’entreprise, a accordé une subvention de 1.500 francs au professeur Scaramuzza de Parme, afin de l’aider à mener à bonne fin son Illustration de la Divine Comédie, qui devra être terminée et publiée à l’époque du jubilé italien».

Il centenario della nascita di Schiller suscitò in effetti un rinnovarsi di sentimenti delle nazioni d’Europa intorno al loro «patrimonio nazionale», e su quella spinta, proprio in Germania, nacque, per la ricorrenza del centenario, la prima «Società dantesca» europea: la Deutsche Dante-Gesellschaft, fondata a Dresda nel 1865 da Karl Witte (che precedette di qualche decennio la nascita della Società dantesca italiana: 1888).

In Italia la proposta di Guglielmo Stefani, autorevole giornalista apprezzato da Cavour che l’aveva conosciuto negli anni della sua direzione della «Gazzetta piemontese», trovò il patrocinio del dittatore delle Province Parmensi (1859), Luigi Carlo Farini; pochi mesi dopo l’eco arrivava in Europa e per un decennio vi rimarrà, nonostante la concorrenza di Gustave Doré, tanto che nel 1872 si potrà leggere, ancora più solennemente, in una corrispondenza da Vienna: «Le Directeur de l’Académie de Parme, Scaramuzza, avait envoyé au Künstlerhaus soixante-treize dessins à la plume de son Cycle du Dante, tous relatifs à l’enfer. Le tout complet formera une œuvre colossale. Ce que nous avons vu atteste déjà une fécondité, une variété et une souplesse de talent bien remarquables. Flosmann, Genelli, Cornelius ont illustré eux aussi le Dante, mais il n’ont pas fait, à eux tous, les deux cent quarante-six dessins dont se compose l’œuvre totale de M. Scaramuzza. Seule la fécondité de Gustave Doré pourrait être comparée à celle du dessinateur italien, mais le talent de l’artiste français n’est pas aussi dramatique que celui de l’italien. Cette illustration du Dante sera un véritable monument».

Tale accento «drammatico» rispetto alle illustrazioni del Doré è, del resto, la cifra segreta e profonda dei lettori appassionati della Commedia nel XIX secolo. Basterebbe pensare al giudizio severo di Baudelaire rispetto alla «neutralizzazione estetica» nella quale Doré aveva ammorbidito il poema: «Je reviens à Doré. Il a un talent extraordinaire pour donner aux nuages, aux paysages et aux maisons un caractère positivement surnaturel: ceci ferait bien mon affaire; mais les figures! Il y a toujours quelque chose de puéril même dans ses meilleurs dessins. Quant à La Divine Comédie, tu m’étonnes fortement. Comment a-t-il pu choisir choisir le poète le plus sérieux et le plus triste?». In quell’anno 1859-1860 una parte importante della sensibilità, della coscienza estetica europea andava mutando: a chi aveva scelto gli abissi e la ferula dei demoni meglio sarebbe convenuto il Lucifero di Francesco Scaramuzza.

L'autore è Presidente del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri

Il testo è la premessa del volume
SCARAMUZZA. Le tavole per la Divina Commedia
edito dalla Società editrice Allemandi

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© Riproduzione riservata Particolare della copertina del libro «Scaramuzza. Le tavole per la Divina Commedia» edito da Allemandi
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