L’importanza di chiamarsi Ernesto

Due mostre per un collezionista lungimirante: Ernesto Esposito

«In my Hotel Room, Montecatini» di Helmut Newton, 1988
Michela Moro |  | Torino

Ernesto Esposito è un collezionista di lungo corso. Le opere della sua solidissima collezione hanno alimentato non poche esposizioni. E a Torino si sdoppia, o meglio offre al pubblico aspetti diversi delle sue raccolte. Sotto il capello di «Me Two», negli spazi dai grandi trascorsi industriali, il Museo Fico propone due delle grandi passioni del collezionista: la fotografia e il Brasile. «Some people. Fotografie da Von Gloeden a Warhol» offre fino al 26 gennaio, attraverso gli scatti di circa ottanta artisti, un racconto esaustivo dal punto di vista storico della fotografia e personale nelle scelte.

Chiave di lettura è l’osservazione di come siano mutati in tempi anche recenti gli schemi sociali, d’identità e di genere. Percorrere le sale è un eccezionale ripasso della storia della fotografia contemporanea più avanzata e sofisticata, i nomi degli autori sono tutti molto conosciuti, ma le date
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