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Mostre

L'impegno consapevole di Nalini Malani

L'artista indiana è la vincitrice della settima edizione del Premio Joan Miró

«All we imagine as Light» (2017) di Nalini Malani (particolare)

Nota per il suo impegno a favore delle donne e di tutte le persone escluse dalla società, l’artista indiana Nalini Malani (Karachi, 1946) presenta la mostra che la Fundación Miró le ha organizzato in quanto vincitrice della settima edizione del Premio Joan Miró, uno dei riconoscimenti internazionali più importanti e generosi (70mila euro, oltre alla mostra) nel campo dell’arte contemporanea, organizzato dalla Miró insieme alla Fundación La Caixa.

«No me oyes» (Non mi senti), aperta fino al 29 novembre, offre una visione a tutto campo dell’intero percorso creativo della Malani, attraverso i suoi primi film (alla fine degli anni Sessanta è stata una pioniera del cinema sperimentale indiano), varie serie di dipinti, un teatro d’ombre e installazioni immersive. Un insieme di disegni murali realizzati appositamente per le sale della Fondazione ricreano una sorta di tempio di Cassandra, la sacerdotessa veggente condannata a non essere mai creduta. Destinati a sparire per rimanere solo nel ricordo, i disegni saranno eliminati durante una «erasure performance», di cui non si saprà nulla fino al giorno dell’azione.

L’opera di Nalini Malani si distingue per un’iconografia personale nella quale convergono la profonda conoscenza delle mitologie antiche e la denuncia delle ingiustizie contemporanee. La consapevolezza sociopolitica e il suo impegno per dar voce ai diseredati del mondo, soprattutto alle donne, colpite dalla disuguaglianza, dall’incomprensione e dalla violenza, pervadono l’intera mostra, insieme a molteplici riferimenti culturali sia asiatici che occidentali e a una visione del mondo ricca di sfumature. L’artista ha curato personalmente la rassegna con la collaborazione di Martina Millà, capo delle esposizioni della Miró. Dati i cambiamenti nella programmazione provocati dai mesi di lockdown, la rassegna non verrà presentata a Madrid come previsto, ma alla Fondazione Serralves di Porto nella primavera 2021.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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