L'illusione senza inganno di Levini

Al Museo Carlo Bilotti un ciclo di opere dell'artista romano eseguito negli ultimi tre anni e articolato in tre stanze

«S.T, (rotolo)» (2020) di Felice Levini
Francesca Romana Morelli |  | Roma

Nel 1987 Felice Levini (Roma, 1956) dichiarava: «Lo spazio della mia opera è mentale ed esprime (…) uno spazio sferico (...) dove tutto galleggia e in ci sono molteplici punti di vista che convergono in un unico centro». Nel tempo l’artista ha tenuto fermo il suo sguardo acuminato sul presente e ora sente di diffidare di tutto quello che non si vede ma anche di quello che si vede.

L’arte, per Levini, è illusione ma non inganno, perché permette allo spettatore di «vedere» da altri punti di vista. Non a caso le immagini dei suoi lavori più appaiono nitide, tanto più risultano ambigue nel significato, tutto rimane sospeso, bloccato, con il risultato di dare spessore a qualcosa che è altrove. Fino al 5 dicembre il Museo Carlo Bilotti l’artista presenta «Orizzonte degli eventi», un ciclo di opere eseguito negli ultimi tre anni, che si articola in tre stanze.

L’incipit della mostra è un cavallo bianco neoclassico in scala 1:1, posto, senza toccare il piano, sopra una scacchiera dove sono riportate le battaglie deflagrate dal primo conflitto mondiale, comprese l’attacco delle Torri Gemelle. A parete, un po’ come le metope di un tempio greco narranti tra mitologia e storia, si srotola una carta lunga dieci metri, dove Levini durante la pandemia ha disegnato e scritto, usando i pennarelli.

Un universo gremito, che non ha un centro, dove le immagini, pensieri, citazioni si incontrano come nella realtà quotidiana («il mondo gira», suggerisce Levini, richiamandosi a Baudelaire). Proseguendo, sono allineati quattordici grandi quadri, un «Armadio. Torre di Babele» e piatti con le costellazioni celesti cui sono sovrapposte delle immagini incongrue.

Infine un quadro sostenuto da due mani che escono dal muro; al suo interno un boxer a terra è in relazione a una sedia in bilico su una gamba. La mostra è curata da Zerynthia, che la promuove in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e con il supporto dell’Istituto Peritale Medici Associati.

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