L’Icaro di Andreotta Calò è una falena con la felpa

Ruota intorno al mediometraggio «Icarus» il progetto della mostra omonima presentata fino da Zero...

Uno still da «Icarus» (2020-21) di Giorgio Andreotta Calò
Ada Masoero |  | Milano

Ruota intorno al mediometraggio «Icarus» di Giorgio Andreotta Calò il progetto della mostra omonima, presentata fino al 23 luglio da Zero.... Avviato nel 2019 e sviluppato nel lockdown, nel padiglione un tempo destinato alle farfalle dello zoo dismesso di Emmen, nei Paesi Bassi, il film documenta la metamorfosi di una colonia di falene immesse nell’edificio con il supporto di un esperto entomologo, Enzo Moretto, e di un giovane autodidatta, Bart Coppens.

E intreccia la storia naturalistica con il mito di Icaro, qui incarnato da Coppens, mentre a Moretto è affidato il ruolo del padre Dedalo, l’architetto capace di dominare le leggi della natura, tanto da costruire le ali per volare via dal Labirinto, da lui stesso progettato, in cui i due furono imprigionati da Minosse. A patto però di non avvicinarsi troppo al sole, come fece il figlio.

La mostra si articola in due entità: luminosissimo il piano superiore; oscuro l’inferiore, entrambi abitati anche da altre opere di Andreotta Calò. Al piano superiore, piccole sculture d’argento riproducono il bozzolo della falena «Argema Mimosae» e nello spazio buio dove scorre il film c’è la felpa indossata dal giovane quando si ibrida facendosi falena, ricoperta da bozzoli della «Samia Ricini» (la specie immessa nel padiglione di Emmen), mentre un raggio di luce proietta sulla parete l’ombra delle ali, trasfigurando in mito la realtà feriale di una felpa.

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